Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

QUELLA CHE NON SEI – PILL N.3

Autore: Elisa Da Rin Puppel
Testata: Bello2Buono
Data: 12 dicembre 2012

La terza pillola arriva come una cura per la voce spezzata delle donne zittite, la voce è quella di un uomo, Ligabue, il quale interroga noi tutte chiedendoci di scegliere un identità un ruolo ben preciso. Io mi domando perché mai una donna debba esser costantemente posta di fronte a questa scelta:

Scegli: o madre o meretrice.

Proprio come Elena, la protagonista del terzo racconto di Sinistri, costretta a fingere di essere una buona moglie, a concedersi ogni notte, fingendo a sé stessa e al suo sposo. Fino all’esasperazione, fino ad un punto di non ritorno .

L’insoddisfazione, sia al lavoro che tra le mura domestiche, sembra essere il male del nostro tempo, che spesso viene curata con un “fai da te” misto di finzione e trasgressione. Si presentano così delle figure false e corrotte, inclini al tradimento e ad un un piacere carnale che mangia e distrugge le loro anime e quelle dei loro amanti.

In Sinistri Elena, la segretaria-spia-russa, e Marianna Freschi, ginecologa-ricercatrice-farmaceutica, sono l’emblema di questo dissidio femminile: esse vengono rappresentate come delle autentiche “valchirie”, che portano all’esasperazione la loro frustrazione con amori trasgressivi e omicidi.

Con questa pillola chiedo a Tersite Rossi di sottoporci ad uno stadio successivo della Sinistri Therapy: Giungere alla libertà del non dover scegliere un ruolo.

E’ possibile secondo te, caro Tersite, non imprigionarsi in dei ruoli sociali, fisici o spirituali?

Sinistri è un romanzo che rifugge gli schemi, sotto ogni punto di vista, sia formale che contenutistico. Finge di richiamarsi di volta in volta a precisi generi letterari, ma poi in realtà se ne sbarazza facendone la parodia. Presenta i suoi personaggi all’interno di un ruolo apparentemente determinato, ma poi li porta sistematicamente a trascenderlo e a tradirlo, con effetti a volte drammatici, come accade nel caso di Elena nel terzo racconto, a volte semplicemente ridicoli o grotteschi, come accade nel caso della Ginecologa.

Due personaggi femminili, in questo caso, anche se non è una questione di genere. La stessa dinamica riguarda anche i personaggi maschili, forse persino di più. Essa ha a che fare piuttosto con la volontà di sberleffo che innerva il romanzo. Sberleffo tra i personaggi. Dei personaggi verso il lettore. Dell’autore verso i personaggi. Una sorta di pervasivo smascheramento delle apparenze al fine di confutare una società, quella del 2023 di “Sinistri”, e anche la nostra, dove l’apparenza è tutto, e trionfa.

Una delle ragioni profonde dell’attuale crisi socio-culturale è proprio la mancanza di immaginario. I più sono convinti che certe cose, che poi sono alla radice della crisi medesima – come il dogma della crescita economica, del produttivismo, del consumismo, dell’economicismo – siano state date una volta e per sempre, senza più possibilità di discuterne. Invece, come diceva il grande filosofo dell’immaginario Cornelius Castoriadis, che citiamo anche nel romanzo, la dimensione storico-sociale è istituita nient’altro che dall’uomo, il quale può quindi collettivamente e democraticamente ridiscuterla in ogni momento.

In un romanzo, questo discorso portato all’estremo conduce esattamente a “Sinistri”. Dove è come se dicessimo al nostro lettore: guarda che nulla, in questo testo, sarà dato in modo definitivo, guarda che in ogni momento si potrà ridiscutere ogni regola, ogni legge, ogni ruolo. Compresi quelli di autore e lettore, quelli della scrittura e della lettura. Insomma, caro lettore, abbiamo di che divertirci! (by Tersite Rossi)

 

L’effetto immediato di questa pill.3 dovrebbe essere quello di permettere non solo alle donne, ma anche agli uomini (anch’essi rappresentanti di queste figure corrotte anche se non direttamente presi in causa), di non peccare più di ben due peccati capitali:

Il primo, ovvio, la Lussuria, peccato che dilaga in questi tempi e anche nei tempi futuri di Sinistri.

Il secondo è l’Accidia, descritta da Beppe Servergnini in Italiani di Domani come “una forma di pigrizia spirituale”.

Ebbene sì, signori e signore, se il desiderio carnale è tentazione fisica e corporea, l’insoddisfazione è mero il deperimento mentale e spirituale.

Bello2buono vi lascia ora metabolizzare questa terza pillola con un imperativo, da mettere in pratica senza impersonare un ruolo ben preciso né tantomeno fingere:

BE WHAT YOU CAN’T BE!

Siate quello che non potete essere!

…e arrivederci alla prossima settimana in compagnia di Tersite Rossi con la Pill n.4…e la Sinistri Therapy continua!