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Recensione: Sinistri - Tersite Rossi

Testata: Fralerighe
Data: 15 dicembre 2012

Va bene, sarebbe bastato il marchio: collana SabotAge (ennesimo colpo grosso di quei geniacci di E/O), quella del duo Colomba Rossibarra- Massimo Carlotto. Va bene, sarebbe bastato leggere, sole, le credenziali letterarie dei Tersite Rossi, letterato con un nome unico ma bicefalico (dietro lo pseudonimo si celano Mattia Maistri e Marco Niro), già l'anno scorso finalisti al Premo Alessandro Tassoni per la narrativa d'inchiesta. Va bene, sarebbe bastata una scorsa rapida al plot in quarta di copertina. Va bene, sarebbe stato facile, addirittura elementare, seguire le tracce sparse e annusare l'unicità di 'Sinistri'. Ma contentarsi degli indizi sarebbe stato un peccato. E per giunta di quelli imperdonabili, un peccato mortale (ascrivibile al novero del non toccarsi le parti basse, del non rubare a chi ha la fortuna di avere o al frequentare la Messa alla domenica). Sarebbe stato come seguire per decine di centinaia di miglia le indicazioni per le cascate Vittoria e fermarsi invece di fronte al Po in piena. Perché se "Sinistri" lo vedi, se "Sinistri" lo palpi, se "Sinistri" lo sfogli, allora "Sinistri" lo leggi. "Sinistri" lo devi leggere. E leggendo leggendo, t'inchioda con la stessa furente passione con cui il legionario romano ha inchiodato il Messia alla Croce sul Golgota. Sarà per la sua naturale vocazione alla sorpresa, sempre sul filo dell'incertezza. O per quel costrutto out of litterary rules che lo caratterizza e lo veste da Arlecchino cupo. O più verosimilmente per il fatto di preconizzare una possibile verità di futuro, anticiparne gli scenari, prevederne le distorsioni, acuirne i mali. O viceversa perché i Tersiti, come il personaggio omerico da cui traggono onomastica, colui che ebbe l'ardire di deridere e sfidare Achille, ma che cadde inglorioso nella polvere della sconfitta, sfidano le immagini, le imposizioni dell'opinione pubblica, i veli di silenzio calati su un passato ancora troppo sanguinolento per essere raccontato, presagendo un domani tutto spine e niente petali. Un futuro marcio e corrotto, sottilmente tirannico, di quella tirannia muta ed inflessibile come solo le peggiori oligarchie Occidentali sanno essere. Un futuro estremo, tanto esagerato da apparire così tristemente e spaventevolmente verosimile. E, nel futuro, nel terribile 2023, un'Italia sempre più Italietta. Tanto più Italietta quanto più grande è il tentativo di darsi un tono. Una serva sciocca persa e ridicola nei panni della first lady. Un'Italia paese 100% made in Usa, negozi take away per mangiare, bere, scopare. Un'Italia politicamente pacificata, capeggiata (più che governata) da un solo partito, il Partito della Felicità. Un'Italia che ha rinunciato allo scontro, che ha seppellito il conflitto sotto le promesse, sotto le garanzie, le bocche cucite. Un'Italia in cui soltanto un manipolo di Antieroi, prova a rialzare la testa, scuotendola da torpore mediante azioni cruente. Questa Italia del domani, un'Italia da Quarta Repubblica, è figlia dell'Italia dell'oggi e nipote dell'Italia di ieri. Per questo motivo, per raccontarla, i Tersite partono dall'inizio, condensando un secolo di mortificazioni e di sconfitte in dieci micro racconti. In mezzo, omicidi e tradimenti, persecuzioni e ripensamenti, un rivoluzionario-barravendicatore senza volto, Adelòs. Un mondo corrotto e tarlato, dove la pace sociale la dettano il coprifuoco, le parole rassicuranti, la compravendita del lavoro. I Tersite raccontano la caduta di un Paese in uno stile inquieto e incalzante, uno schema mobile, che non sta mai fermo, che rimpalla tra giornalismo e fantapolitica, thriller e azione. Alla fine, "Sinistri" martella a palla nella testa, lasciando la sensazione di essere pienamente immersi nella realtà orwelliana che descrivono. Un libro concreto e tangibile, un monito, una 'prima lettera di Tersite Rossi agli Italioti'. Un libro che si ama o si odia. Nessun compromesso, nessuna via mediana. Basta leggerlo.