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Un mostro nel "mulino bianco"

Autore: Mauro Trotta
Testata: Il Manifesto
Data: 20 dicembre 2012

La famiglia come nucleo portante della società. La famiglia come istituzione fondamentale. Bisogna difendere le famiglie. «Family day». È da tempo che la famiglia è al centro di tanti dibattiti, identificata come luogo sano, isola di salvezza rispetto a un mondo malvagio, ultimo baluardo della civiltà. Eppure non è passato nemmeno tantissimo tempo da quando questa istituzione veniva analizzata a fondo, criticata, messa in discussione. E allora emergeva la famiglia come gerarchia, come microcosmo in cui si replicavano le ingiustizie e le storture di un sistema sociale fondato sullo sfruttamento, luogo di potere in grado di determinare traumi e sconvolgimenti. Certo erano i tempi della rivolta, in cui la ribellione degli operai si intrecciava a quella delle donne e a quella dei figli contro i padri. Ora, invece, molte cose sono cambiate, forse la vecchia talpa continua a scavare e sicuramente si continua a lottare contro la mercificazione di ogni aspetto della realtà, contro la finanziarizzazione dell'economia, contro le più diverse ingiustizie, ma sembra che nessuno osi toccare più la famiglia. Ed è rimasta nell'immaginario collettivo un'immagine stereotipata della famiglia, quella propagandata da tanta pubblicità, definita da «Mulino bianco», dove tutti sono belli e felici. Una favola, naturalmente, ma una favola che come tutte le favole nasconde un risvolto oscuro. Un risvolto che un narratore del livello di Giampaolo Simi è assolutamente in grado di indagare e far emergere in tutta la sua luce nera nel suo ultimo libro La notte alle mie spalle (Edizioni e/o, pp. 253, euro 18). Nei suoi noir, Simi ha trattato degli argomenti più diversi come la creazione di un gruppo rock, la lotta armata degli anni Settanta o la gestione di un pentito di camorra E in tutti i casi è riuscito a far emergere la corruzione e la violenza che ·regolano i rapporti sociali all'interno del sistema di potere attuale, assolvendo così, in maniera originale e sempre avvincente, alla funzione più profonda del genere, almeno a partire dai polar di Manchette in poi. In questo suo ultimo romanzo, l'autore viareggino ritorna a narrare una storia ambientata nella provincia toscana. E ancora una volta riesce a condurre il lettore oltre l'apparente tranquillità e serenità in genere associata a quei luoghi, mostrandone tutta la violenza, la competitività, il rancore e il tradimento che la pervade. Il libro è narrato in prima persona dal protagonista, Furio Guerri, che sin dall'inizio non esita a definirsi «un mostro». Lo seguiamo mentre guida il suo Duetto Alfa Romeo, mentre spia le studentesse di una scuola, mentre. si insinua nella vita di una di loro utilizzando una chat. E intanto ci racconta la sua vita, narrata tramite una sorta di sfalsamento temporale. Il racconto si sviluppa, infatti, lungo due periodi di tempo differenti che si intrecciano nella narrazione. Del resto è lo stesso narratore-protagonista che parla più volte di una sua prima e seconda vita. Ed ha perfettamente ragione - come scopriremo - a definirsi un mostro. Eppure si tratta di uno che ha successo nel suo lavoro, ha una bella casa, ha sposato la ragazza più bella della sua classe, ha una splendida figlia. Ancora una volta, però, dietro questa tipica famiglia da «Mulino bianco» si nasconde l'ipocrisia, il male, il tradimento, la violenza. Elementi che regolano ogni rapporto sociale. Da quello con la moglie, che deve essere bella, oca e sottomessa a quello con i colleghi di lavoro - che non si esita a tradire per ottenere un avanzamento - o con i clienti, su cui imporre, quando si può, il proprio potere per ottenere qualche vantaggio. E sullo sfondo - ma neanche tanto - rispetto alla vicenda principale, emergono fattori quali la corruzione della politica, il maschilismo più sfrenato, la demonizzazione del diverso. n tutto raccontato con la scrittura evocativa e potente tipica di Simi. Una scrittura in grado di usare i registri più diversi, fino ad arrivare ad inserire brani davvero umoristici - come quando parla dell'Alfa Arnia «capace di imprimersi nella mente come "brutta" senza lasciare però nemmeno un ricordo forte di bruttezza»- all'interno di un contesto fortemente drammatico. Una scrittura capace di avvincere e sorprendere. Ma soprattutto di mostrare da un lato il legame forte che unisce individuo e società, mettendo in evidenza tutti i guasti che una cultura fondata sulla prevaricazione e lo sfruttamento può provocare nella carne viva dei singoli. Dall'altro di mettere completamente a nudo i livelli più profondi della psiche, facendoci assistere alla progressiva creazione del mostro e al compimento del suo destino.