Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Storia di un infiltrato

Autore: Diego Zandel
Testata: Club Dante
Data: 7 gennaio 2013

È una caratteristica, un’anomalia sicuramente,  tutta italiana quella di avere scrittori di gialli appartenenti alle forze dell’ordine, poliziotti e carabinieri. Negli altri paesi non esistono. In Italia, tanto per fare i primi nomi che vengono in mente, abbiamo Maurizio Matrone, Piergiorgio Di Cara, Francesco Altan, Andrea Ribezzi e Roberto Riccardi.  Quest’ultimo è colonnello dell’Arma  e direttore della rivista “Il carabiniere”.

Nato a Bari nel 1966, ha esordito come scrittore di gialli con Legami di sangue, vincitore del Premio Tedeschi e perciò pubblicato sui Gialli Mondadori, così come è stato per il successivo Condannati. Ora il passo che lo porta in libreria: lo fa con il romanzo Undercover. Niente è come sembra, edito da e/o, sesto titolo della collana “Sabot/age” curata da Massimo Carlotto e diretta da Colomba Rossi, collana nata con lo scopo  di raccontare verità poco conosciute se non deliberatamente nascoste che allignano nella nostra società e di cui la letteratura non di genere sembra o, addirittura, preferisce  non curarsi (così come, in parte, l’informazione).

Con Undercover, Roberto Riccardi ci racconta la vita sotto copertura di un carabiniere infiltrato nei narcotrafficanti. Il plot si regge tutto su due amici d’infanzia in Calabria, compagni di scuola e di giochi, uno, Rocco Liguori, figlio di un maresciallo dei carabinieri, e l’altro, Nino Calabrò, figlio di un boss della ‘ndrangheta. La vita poi provvederà a dividerli e a far imboccare loro una strada sostanzialmente già predestinata dal profilo delle rispettive famiglie. Sarà poi il caso a farli ritrovare, apparentemente tutti e due dalla stessa parte dei narcotrafficanti, con la differenza però che il ruolo di Rocco Liguori è quello di un sottufficiale dei carabinieri infiltrato. E, come tale, si incaricherà – con tutto ciò che produce a livello psicologico e sentimentale – di incastrare il vecchio amico, mandarlo in carcere, indifferente anche a quel figlio del boss mafioso che sta per nascere e di cui Rocco stesso sarebbe stato gradito padrino al battesimo.

Al di là della trama, che naturalmente è appassionante, il romanzo si concentra soprattutto sulla natura e formazione dell’agente sottocopertura, fin dai primi rudimenti e provocazioni in aula, la selezione successiva (non tutti coloro che arrivano al corso vengono poi selezionati per questo difficilissimo compito che richiede praticamente uno sdoppiamento della personalità e la costruzione di difese interiori a guardia della propria integrità pisicofisica e morale). Quindi episodi di addestramento in azione vera e propria a fianco di un istruttore che spiegherà all’ “allievo” il perché di un certo comportamento, di certe reticenze, certe risposte e quant’altro serva a simulare la nostra vera identità. Non mancano poi le trappole che possono presentarsi sotto le vesti di una donna bellissima e particolarmente disponibile, forse troppo. In questo quadro, tantissime sono anche le informazioni su quello che è lo stato attuale della criminalità internazionale, in particolare per quella relativa al traffico di droga, ma con incursioni nel campo del traffico di armi, della prostituzione e quant’altro, con riferimento a luoghi precisi, per cui il romanzo è utile anche in questo senso, quasi un manuale. E qui, proprio nell’essere un po’ troppo didascalico, sta forse il suo limite maggiore da un punto di vista strettamente narrativo. In questo senso il romanzo di Riccardi, detti i suoi meriti, è sicuramente meno romanzo de Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio, per citare un titolo che, al pari di questo, racconta e riflette in maniera profonda sulla vita, i rischi, i turbamenti, degli agenti sotto copertura, infiltrati nella criminalità organizzata.