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THE SHOW MUST GO ON – PILL N.7

Autore: Elisa Da Rin Puppel
Testata: Bello2Buono
Data: 8 gennaio 2013

Nuovo anno e nuovi propositi, ma la Sinistri Therapy continua…

Ora siamo oltre la metà delle 10 pillole, e tutto sta venendo a galla. Poco a poco risaliamo il filo rosso delle storie di Sinistri. Proprio come Egidio Sevillo, che ripercorrendo il manoscritto della Banda dei Nove sta poco a poco giungendo alla verità, se di Verità possiamo parlare.

Il settimo racconto di Sinistri si intitola Giornata da Sogno. Anche Egidio, infatti, come noi che leggiamo questi 10 racconti, e come altri uomini prima di noi, vive un susseguirsi immutabile di “giornate da sogno”. Certo, i sogno possono essere più o meno belli, belli al punto di sentirsi parte di una sorta di Truman Show, brutti da apparire incubi interminabili.

Il protagonista di Sinistri vive nel 2023, in un’Italia avvolta da una “vacuo anelito di felicità” (cit.). E passeggiando per una Bergamo talmente uniformata da poter sembrare una Bari, non di chiede se il cielo sia di cartone colorato o meno, o cosa possa esserci oltre l’orizzonte.

Siamo a 10 anni esatti ci distanziano da questa data futuristica narrata in Sinistri, 2013-2023. I protagonisti descritti da Tersite Rossi sembrano essersi arresi ad una “vana felicità”. Si aggirano per strade costellate da insegne di vari shops:

Money, Beauty, Food, Lover, Cybersex…

Arriveremo davvero a questo punto? Oppure, ci siamo già e non ce ne accorgiamo? Proprio come Jim Carrey in The Truman Show, ingannato da una realtà apparente con telespettatori che si prendono beffa di lui, dei suoi sentimenti, di quello in cui crede e spera.

Caro Tersite, diccelo tu cosa hai voluto raccontarci ben 10 anni prima di quello che sembra essere un triste presagio. Credi davvero in una deriva del Bel Paese? O il tuo vuole essere una sorta di scongiuro mettendo noi lettori in stato di allerta?

Spesso diciamo di aver scritto “Sinistri” pensando a cosa accadrebbe all’autista di un mezzo lanciato a tutta velocità contro un muro, se potesse vedere, prima dello schianto, la foto della sua auto accartocciata e distrutta: molto probabilmente, avrebbe l’istinto di frenare, per evitare quell’epilogo di morte.

Lo stesso pensiamo possa accadere al lettore di “Sinistri”. Dopo aver “visto” il nostro 2023, quello tiranneggiato dalla Felicità imposta per decreto, quello in cui la democrazia ha lasciato il posto a una tecnocrazia liberticida, quello in cui al cittadino non resta che lavorare e consumare in un processo di continuo svuotamento dell’anima, ebbene, dopo aver visto tutto questo, forse il lettore di “Sinistri” si adopererà con maggior lena per evitare che accada davvero.

Anche perché la realtà italiana si sta già attrezzando per andare – purtroppo – in quella direzione. Scherzosamente (ma non troppo), spesso diciamo anche: “Leggete “Sinistri” prima che “Sinistri” venga a leggere voi…”. E lo diciamo perché appunto quello che ci eravamo inventati nel 2011 come caricatura volutamente pesante e grottesca della realtà del nostro Paese, oggi reale lo sta diventando a passi neanche troppo piccoli.

Francamente, non credevamo nemmeno noi ad un inizio così precoce e chiaro della deriva. Quando scrivemmo “Sinistri”, al potere c’era ancora Berlusconi. La tecnocrazia e il “mantra dei mercati” (o dello spread…) erano ancora di là da venire. Poi, mentre il romanzo era in uscita, sono diventati realtà. E i tecnocrati, oggi, come sappiamo, sono ben lontani dal voler abbandonare la scena: i posti di comando del potere economico non gli bastano più, ci han preso gusto e vogliono restare anche in  quelli del potere politico. Di questo passo, fra qualche anno non è improbabile che qualcuno di loro venga a dirci che, per stare meglio (ovvero: essere più “felici”), dovremo rinunciare, oltre che allo stato sociale (già perduto da tempo), anche a qualche libertà di troppo…

Ecco che “Sinistri” vuole essere una sorta di vaccino contro questa possibile deriva. Ma leggetelo presto. Prima che sia lui a venire a leggere voi…