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Massimo Troisi, un ritratto intimo

Autore: Sara Picardo
Testata: Liberazione - supplemento libri "Queer"
Data: 1 luglio 2007

Immaginate che Massimo Troisi non sia morto. Immaginate che, dopo tredici anni di “isolamento” volontario, ritorni a Roma per riallacciare il filo con il passato. Immaginate che i suoi amici di sempre, Anna e Gaetano, lo convincano a scrivere un altro film. Cosa succederebbe? Quali sarebbero i fili interrotti che Massimo tenterebbe di riallacciare? Con quali fantasmi e con quali aspettative dovrebbe, o non vorrebbe, fare i conti? Lui, che quando non “teneva genio” preferiva lasciarsi andare alla pigrizia, piuttosto che sforzarsi di tener fede anche e soprattutto agli impegni presi con se stesso.

E’ questo che la sua ex compagna e co-sceneggiatrice di tutti i suoi film, Anna Pavignano, ha immaginato nel libro Da domani mi alzo tardi (edizioni e/o, pp. 224, euro 16), che già nel titolo rivela tanto dello spirito del Troisi attore, regista e, soprattutto, uomo. Chiusi in una casa di campagna per lavorare al nuovo film, Anna e Massimo si incontrano di nuovo con i ragazzi che furono, alternando dolcemente i ricordi con le vite, immaginata per lui e reale per lei, di oggi. Ne viene fuori un ritratto di Massimo Troisi unico e melanconico al contempo, dove il “come sarebbe se” si mescola alla dolcezza del “come è stato già”.

Da domani mi alzo tardi è un libro costruito per immagini, quasi una sceneggiatura, in cui la visualizzazione sembra avere la meglio sulla lettura...
In effetti ho l’abitudine a scrivere per immagini. Per quanto tenti di separarle dalle parole è questo il mio modo di pensare e quindi di scrivere. Lo stile di Da domani mi alzo tardi è però legato alla figura di Massimo, personaggio tutto da visualizzare. Quando si racconta un personaggio fantastico in genere si lascia più spazio all’immaginazione di chi legge, invece qui il lettore ha bisogno innanzitutto di punti di riferimento per riconoscere il personaggio e la storia. Se fosse una sceneggiatura, potrebbe essere più adatta al teatro che al cinema.

Dal libro emerge a volte il ritratto di una persona con dei rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere e per i rapporti che avrebbe potuto avere. Conferma questa impressione?
Ci sono spunti reali, atteggiamenti che Massimo aveva nella vita. Come il fatto di arrivare a un certo punto di una cosa e guardarsi indietro, pensando a ciò che aveva fatto e a ciò che avrebbe potuto fare. Tuttavia Massimo non ha vissuto grossi rimpianti, anzi, li ha sempre rifiutati.

E oggi come sarebbe stato?
E’ difficile dirlo. Di solito quando una persona muore, la si ricorda con un’immagine fissa, là dove è rimasta. Ma in realtà oggi Massimo avrebbe avuto cinquant’anni e avrebbe fatto sicuramente tante piccole cose che non ha avuto il tempo di fare prima. Aveva voglia di modificarsi, di cambiare e viveva con rammarico la sua pigrizia, come se fosse stata una cosa più grande di lui. Per esempio, si riprometteva spesso di cambiare alcune sue cattive abitudini senza però riuscire a mantenere fede ai suoi buoni propositi. Come svegliarsi presto la mattina, atto a cui si ispira il titolo del libro: non ha mai resistito per più di tre giorni consecutivi.

Come è nata l’esigenza di scrivere un libro?
L’ho sempre avuta. E’ inevitabile quando entri in contatto con una persona che ha avuto un peso nella tua vita e in quella degli altri, anche dal punto di vista culturale. E’ un modo per lasciare una testimonianza della sua vita e della sua attività. Ma non mi interessava scrivere una biografia ricostruita su date e avvenimenti. Mi serviva un’idea e all’improvviso è arrivata da sola, quasi per caso. E’ stato l’unico modo per liberare il pensiero e riuscire a ricostruire le cose in maniera viva e sentita.

Il vostro metodo di lavoro era come descritto nel libro?
Sì, ma in realtà si tratta di un non-metodo: parlare, tirare fuori le cose mano mano, vagare alla ricerca dell’idea che ti piace. Per il primo film abbiamo fatto tesoro delle cose che ci piacevano della nostra vita quotidiana, ed era più forte il bisogno di scrivere e di annotare. Cosa che adesso non faccio quasi più.

E il vostro modo di scrivere è cambiato dopo la separazione?
Beh, dopo che ci siamo lasciati abbiamo continuato ad avere delle parti condivise, per così dire, se non altro nella comunicazione. E poi ognuno attingeva ai propri pensieri ed esperienze e li metteva in comune.

Qual è il film che sente più autobiografico?
Ricomincio da tre è stato sicuramente quello scritto su un’esperienza di vita condivisa maggiormente. Ma ci sono pezzi di autobiografia dappertutto. Anche nel Postino, che è più distante da noi, perché preso da un libro scritto da un altro, che abbiamo però stravolto. Sono convinta comunque che quando si scrive non si può prescindere dall’autobiografia, anche se mascherata attraverso la vita degli altri.

E il vostro rapporto, per come emerge dal libro, come potrebbe descriverlo? Era realmente così libero e al contempo doloroso?
La nostra vicenda sentimentale va collocata storicamente. Negli anni 70 quella del rapporto libero è stata un’esperienza che tantissimi hanno sperimentato, anche infliggendosi reciproche sofferenze. Era un tentativo che aveva un senso e credo che le generazioni attuali in qualche modo se lo ritrovino il peso e il valore di questa esperienza fatta in quegli anni. Che non significa che è stata superata la gelosia, ma che certi meccanismi sono stati compresi un po’ meglio e messi in discussione. L’errore che si faceva allora forse era di razionalizzare tutto e di pensare che si poteva controllare tutto. Anche la gelosia.

E se Massimo tornasse che film farebbe con lui?
Forse si riprenderebbe da dove siamo rimasti. Il Postino è stato un’apertura verso un impegno diverso, che non era solo basato sui sentimenti e i rapporti, ma anche verso la cultura e il sociale. Quindi lì si potrebbe andare avanti. Lui ha sempre dichiarato che il “calesse” concludeva un ciclo, di cui ci siamo accorti mentre lo chiudevamo, un ciclo di film sui sentimenti. Dopo questo film si è aperta in tutti e due la volontà di trovare altre tematiche.

E da questo libro, si potrebbe realizzare un film?
Sì, trovando però un attore che sappia interpretare Massimo. Forse dovrebbero passare più anni.