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Elena Ferrante, la misteriosa scrittrice italiana celebrata dal New Yorker

Autore: Andrea Bressa
Testata: Panorama.it
Data: 17 gennaio 2013

In un lungo e interessante articolo sul New Yorker , il noto critico James Wood ha recentemente lodato l’opera di Elena Ferrante, scrittrice nostrana che dal 1991, anno del suo primo romanzo L’amore molesto (edizioni E/O), da cui è nato l’omonimo film di Mario Martone, ha raccolto sempre più credito in Italia e nel mondo. E tutto questo, senza mai rivelare la propria identità.
Si potrebbe definire la Thomas Pynchon italiana, non tanto per i suoi libri, quanto piuttosto per la sua estrema riservatezza. “Elena Ferrante” è solo uno pseudonimo e non è dato conoscere né il suo volto né i dettagli della sua vita. In circa vent’anni di carriera ha centellinato solo qualche vago accenno, in rare interviste e lettere, e di lei si sa solo che è nata a Napoli e che ha vissuto a lungo all’estero.
Qualche traccia si trova nel saggio del 2003 La frantumaglia (E/O), in cui l’autrice svela come nascono i suoi lavori e il perché della sua decisione di rimanere nell’anonimato.
La Ferrante preferisce far parlare i suoi libri; in una lettera che inviò all’editore del primo romanzo spiega: “Una volta scritti [i libri, ndr], non hanno bisogno dei loro autori […] Io amo molto i volumi misteriosi, antichi e moderni, che non hanno un autore preciso, ma che hanno avuto e continuano ad avere un’intensa vita propria”.
A parte il saggio già accennato e un libro dedicato ai  bambini del 2007, La spiaggia di notte , i suoi lavori, tutti pubblicati da E/O edizioni, si dividono in due filoni.
Uno è composto da L’amore molesto, I giorni dell’abbandono (2002) e La figlia oscura (2006), da poco raccolti in un unico volume intitolato Cronache del mal d'amore (2012).
Nel primo romanzo una donna tenta di scoprire il perché dell’improvvisa morte della madre, un thriller domestico costruito attraverso una cupa e fitta trama che strizza l’occhio al poliziesco americano. Nel secondo, uscito undici anni dopo e fonte di ispirazione per l’omonimo film di Roberto Faenza, si racconta la storia della fine di un rapporto attraverso gli occhi di una donna, caduta in un’alienante e soffocante condizione esistenziale dopo l’abbandono da parte del marito. Ne La figlia oscura, invece, si trova il tentativo di esplorare i sentimenti talvolta contraddittori che legano i genitori ai figli.
L’altro filone narrativo comprende L’amica geniale (2011) e il suo recentissimo seguito Storia del nuovo cognome (2012), una saga ambientata nella Napoli dei rioni popolari, che racconta le vite e il rapporto di amicizia Lila e Lelù, dall’infanzia all’adolescenza, fino all’età adulta.
In ogni romanzo di Elena Ferrante la voce narrante è quella di una donna, e ogni volta le trame, anche se ricche di elementi di fantasia, sembrano nascere da profondi spunti personali, confermando l’idea dell’autrice di far parlare i libri al suo posto. E nella loro costruzione, la scrittrice sembra privilegiare un approccio tradizionale, dove la narrazione è il cardine di tutto.