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Elena Ferrante, Storia del nuovo cognome

Autore: Elio Grasso
Testata: Pulp
Data: 18 gennaio 2013

Dunque dicevamo: «Con L'amica geniale l'autrice torna alla storia di un abbandono: come accadeva nel primo sorprendente romanzo, L'amore molesto, qualcuno vuol far perdere le tracce, lontano da un folto gruppo di personaggi. Due in particolare, femmine che da bimbe possono salire verso la casa dei mostri, del mostro per antonomasia, che poi si rivela genitore di una stirpe di vandali dell'animo». Nel secondo volume di questa storia le due amiche diventano adolescenti, Lila e Lenù però perdono il loro fascino di eroine in lotta contro tutti: l'una maritata e l'altra studentessa modello a fasi alterne,,diventano due ragazze a loro modo insopportabili. E la maniera di esistere nell'Italia degli anni Sessanta, con le violenze familiari che s'incarogniscono quando si sente alito di denaro e potere, con le prime avvisaglie di una rivoluzione femminile che sa di aceto, di sbagli ancora legati all'immaturità. E con le prime letture di Beckett e di sociologia, arrivano le diatribe fra ragazzi e ragazze all'epoca degli esami e delle villeggiature ischitane, simbolo di vacanze che "belle" ancora non· sono, ma piuttosto lontane da quella Lombardia che stava dettando cultura a larghi cerchi. Ferrante anche in questo secondo poderoso romanzo sa far volare alta la scrittura, i personaggi compongono la storia con grande agio e la sceneggiatura li segue evitando di mutarli in marionette dai gesti risaputi, muovendosi in quella Italia di cui tanto si è scritto e filmato. Soprattutto al cinema, dal neorealismo alla commedia all'italiana, ognuno di noi ha costruito e rivisto i propri luoghi comuni. Due tipe come Lila e Lenù probabilmente le abbiamo avvicinate una volta nella vita, ci hanno sorpreso e travolto, e immancabilmente fatto infuriare. Non sappiamo quanta biografia Ferrante abbia trasmesso a queste pagine, ma poco importa se ogni lettore che vi affondi i sensi ne sente traboccare lave e ·tormenti, seduzioni e distacchi. Tutta la potenzialità di un'epopea che, pur nelle dovute differenze, la generazione più matura oggi capisce di aver perduto per sempre.