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August

Autore: Carmen Pellegrino
Testata: Bookdetector
Data: 23 gennaio 2013

August è un ragazzino di otto anni – docile, quatto, nemmeno tanto sveglio – che ha perduto la madre dopo che gli aerei hanno bombardato il convoglio dei profughi della Prussia orientale nei pressi del grande fiume Oder. È il 1945, la guerra è finita e August è alla stazione ferroviaria del Meclemburgo; gli attaccano al collo un cartoncino con la scritta “orfano” e lo spediscono in un castello adattato a sanatorio per i tisici e ribattezzato dai pazienti “Rocca dei tarli”, dove i tarli sono i bacilli che rodono i polmoni. August vi rimane un anno, fino alla guarigione. Poi verranno l’orfanotrofio, il lavoro come autista di pullman, il matrimonio con la tranquilla Trude, che gli terrà compagnia fino alla morte. Saprà accontentarsi, continuando a non saper formulare a parole ciò che prova. Tuttavia ha al fondo del cuore una specie di gratitudine perché nella sua vita c’è stato qualcosa che, se gli riuscisse di esprimerlo, chiamerebbe felicità. Lì al sicuro c’è infatti il suo amore di bambino per Lilo, una ragazza di 17 anni ricoverata con lui nella Rocca dei tarli. Certamente bella, cara, indocile, guarirà presto ma intanto si prende cura degli altri malati per i quali canta e recita poesie. August ne è affascinato, si nutre con avidità dei suoi gesti, di ogni sua minima parola o smorfia o cenno, fino al giorno in cui lei lo saluta dal finestrino dell’autombulanza scassata che la conduce alla stazione, “Non ti dimenticherò, August” e lui pensa che nella sua vita non ci sarà mai più gioia. August è l’ultimo racconto di Christa Wolf, scritto nel luglio 2011 – pochi mesi prima della sua morte e dedicato a Gerhard Wolf, suo marito. La sua prima rapida apparizione risale alle pagine finali di Trama d’infanzia, scritto nel 1976 e pubblicato in Italia nel 1992 dalle edizioni e/o, dove si narra del crollo del nazismo e, insieme, del collasso di certezze e valori che avevano retto il mondo di Nelly Jordan e della sua famiglia. E dove si narra anche di un August goffo, tarchiato e con gli occhi di cane, che aveva scelto Nelly come protettrice. In un intrico operoso di passato e presente – secondo la particolarità stilistica della Wolf – gli anni della guerra e del sanatorio vengono rievocati ora, nel suo ultimo racconto, con gli occhi di August bambino e insieme adulto. Tornano la memoria degli stenti, la morbosità dell’aria, le figurine di infermieri, medici, bambini allo stremo. Vita e poi morte, ma non del tutto, non per tutti, perché si può guarire e ritrovarsi provvisti di uno sguardo nuovo, come per effetto di una catarsi. Ormai vicino alla pensione, alla fine del racconto il vecchio August torna nel suo appartamento di edilizia popolare nell’anonimo quartiere di Berlino Est dove ormai, morta sua moglie, vive da solo con i suoi ricordi. In un articolo sulla Berliner Zeitung, nel gennaio 1993, la Wolf scriveva: “Nessuno sfugge completamente ai condizionamenti che dall’infanzia e dalla gioventù s’estendono al resto della vita”.