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Avventure di un console a Bangkok

Autore: Iaia Caputo
Testata: Club Dante
Data: 24 gennaio 2013

Almeno per tre quarti della sua lunghezza, il nuovo romanzo del colombiano Santiago Gamboa è raccontato a due voci: da una parte il protagonista, giovane console colombiano in India e scrittore, che viene convocato d’urgenza a Bangkok dove un giovane connazionale è stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; dall’altra, la voce di quest’ultimo, Manuel, che racconta al console la propria vita. Artista di graffiti e brillante studente di filosofia, il ragazzo, mite e indifeso, è caduto in una micidiale trappola tesagli da trafficanti senza scrupoli mentre cercava la sorella Juana, scomparsa da casa anni prima. Proprio ricostruendo il rapporto esclusivo e complice che lo lega alla donna da quando erano bambini, Manuel restituisce un affresco potente della realtà colombiana vista attraverso gli occhi della classe media. Il padre, un infimo impiegato di banca, è un uomo roso dal rancore sociale, cieco di fronte alla corruzione del proprio paese e poi sostenitore del presidente Uribe, l’uomo che avrebbe dovuto portare ordine e prosperità in Colombia e che invece si scoprirà corrotto e complice delle bande paramilitari e dei narcos.

E tuttavia, al centro del romanzo, che segue le peripezie del console per aiutare il ragazzo e le disperate ricerche di Manuel, c’è una storia d’amore tra due fratelli che sognano un destino diverso, e che crescono coltivando il sogno di un riscatto culturale dalla propria famiglia d’origine. Infatti, dopo anni di lutto senza consolazione, in cui Manuel crede come tutta la sua famiglia che Juana sia morta, qualcosa lo porta a pensare che la sorella si sia allontanata volontariamente e che comunque sia viva.

Nel frattempo, mentre Manuel attende in una prigione tailandese la prima udienza del processo, consapevole di rischiare la pena di morte, il console trova effettivamente Juana: è a Teheran, sposata a un iraniano che la tiene praticamente segregata. E a questo punto che, alle due voci narranti, si aggiunge la terza, quella di Juana. Che riesce a uscire dall’Iran e attende con il protagonista in India di poter riabbracciare il fratello. Èin questo lasso di tempo che Juana racconta la sua storia: il bisogno di lavorare più che mai per garantire al fratello gli studi e poi per mettere via del denaro che possa portarli fuori dalla Colombia, la inducono prima a fare la badante notturna di anziani facoltosi, poi, allo scopo di infiltrarsi negli ambienti dei paramilitari per scoprire complicità nelle sparizioni di oppositori al regime di Uribe, comincia a prostituirsi, diventando l’amante di un uomo vicino al governo e, contemporaneamente, di un paramilitare. Quando quest’ultimo cade in disgrazia, Juana deve abbandonare in fretta e furia il paese. Andrà allora a Tokyo, sempre seguendo un giro di prostituzione, ma qui di fatto diventerà prigioniera delle persone che gestiscono il giro, finché…

La scrittura di Gamboa si conferma tersa, sorvegliata e scorrevole, la prosa avvincente, lo stile ineccepibile. Il romanzo mantiene quasi fino alla fine un ritmo intenso e una trama coerente, in cui soprattutto la voce di Manuel, dolorosa, accorata, veemente, riesce a raccontare con grande pathos tanto una storia familiare quanto la storia colombiana degli ultimi due decenni.