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Sandro Ferri di edizioni e/o racconta il proprio mestiere

Autore: Claudia Consoli
Testata: Critica Letteraria
Data: 1 febbraio 2013

Sandro Ferri dirige, insieme a Sandra Ozzola, la casa editrice e/o. Il loro sodalizio nasce nel 1979 quando, poco più che ventenni, si lanciano nel vivo dell'avventura editoriale con spirito libero e tanti progetti. Lui si definisce “scostante e rozzo, sospettoso del potere e renitente sia alle moine che ai diktat, individualista estremo, bastian contrario”. In questo libro racconta il proprio mestiere di editore in maniera appassionata, partendo da una prospettiva estremamente personale. Attraverso un ritratto di sé, traccia un dipinto della propria casa editrice, delle motivazioni culturali e ideali che stanno, tutt’oggi, alla base dell'attività che svolgono. Alla fine degli anni ’70 i due si incontrano a Roma e concepiscono il disegno di un catalogo editoriale costruito sulle voci di autori dell’Est europeo. Si muovono alla ricerca di scrittori che raccontino la loro esperienza di vita aldilà della cortina di ferro, senza stereotipi da società felice o eroismi da stoica opposizione. Nello specifico cercano scrittori in grado di donare agli altri il racconto di emozioni, idee, esistenze vissute altrove, “difficili, spesso osteggiate dal potere, ma capaci di mantenere una dimensione sociale, di scambio con gli altri”. Scoprono Christa Wolf, Bohumil Hrabal, Cristoph Hein, Vladimir Makanin e molte altre voci; le traducono e le fanno scoprire ai lettori italiani. È  posto il primo mattone di una casa editrice che ha le sue basi in un progetto preciso e in una corrispondente visione del mondo. Dalla collana praghese di Milan Kundera, al rapporto con lo scrittore polacco Kazimierz Brandys, fino a Thomas Pynchon, negli anni la proposta si arricchisce e, grazie a un’ottima capacità di intuizione, entrano a far parte della scuderia della casa Muriel Barbery, autrice del best-seller L’eleganza del riccio, Massimo Carlotto, Elena Ferrante, Izzo, Gutierrez... Si delinea, così, un catalogo contrassegnato dalla pluralità e dal “meticciato”, parola che l’autore sceglie più volte per raccontare il proprio lavoro. Narrativa, memorialistica popolare, saggistica di approfondimento.. generi e livelli di lettura molto diversi, tutti materiali che servono a creare un intreccio che è continua sorpresa, spaesamento, scoperta di nuovi territori.

È nel nostro DNA di lettori alternare generi diversi di letture. Non crediamo quindi alle parrocchie dei puristi della letteratura così come non faremo mai un’editoria esclusivamente popolare.


Sandro Ferri parla dell’editoria di ieri e di oggi e lo fa con la schiettezza e l’onestà intellettuale di chi osserva sempre la stella polare della propria passione. Chiamato a esprimersi sull’identità della casa, risponde che essa consiste semplicemente nella coerenza di pubblicare solo libri che a loro piacciono, cosa che diventa sempre più difficile in un mondo editoriale dominato dalle mode e dal peso crescente dei best-seller.
I ferri dell’editore è un libro che riflette i cambiamenti in atto attraverso un serrato confronto tra passato e presente, che si interroga - inesausto - sul ruolo dell’editore e ne traccia un profilo di alto valore culturale. In più punti del testo si sottolinea quanto rischiosa sia la sua eventuale scomparsa, sotto i colpi implacabili della disintermediazione che si prospetta.

Il mio pronostico quindi è che non potrà esistere una società senza editori se non nella forma di uno svogliato parterre dove un’offerta di opere confusa e mediocre incontrerà dei lettori sempre più annoiati e attratti da altri modi di impiegare il proprio tempo.


Ma c’è largo spazio per una discussione sulla lettura: quella dell’editore, del lettore, del libraio come soggetti legati al libro da diverse prospettive; e ancora la lettura dei testi italiani, stranieri, dei classici, dei best-seller. Leggere, insomma, come attività che è continuo arricchimento. Ci sono pagine che ho riletto più volte perché intrise di una passione che non è facile trovare. Non mancano aneddoti divertenti, ricordi commossi, tributi a personalità come Goffredo Fofi, Grazia Cherchi, Anita Raja, eccezionali collaboratori legati alla storia della casa editrice e, prima di tutto, amici stimati. C’è tutto il valore di un sodalizio professionale e umano tra due persone unite da una comune idea di letteratura e di impegno civile, che hanno trovato dei grandi modelli di riferimento da cui partire (Adelphi, Einaudi, Feltrinelli) per costruire un discorso proprio, eclettico e fortemente personalizzato. E ancora nel testo è presente un accorato dibattito sul futuro del libro, sul timore di una sua possibile estinzione.
I ferri dell’editore è un libro che si legge tutto d’un fiato. Sembra di avvertire un’eco delle parole di Giancarlo Ferretti quando, nella sua Storia dell’editoria letteraria in Italia tra il 1945 e il 2003, parla di “identità editorial-letteraria”: la forte personalizzazione del progetto editoriale che va dalla scelta dei titoli, all’ideazione delle collana, alla politica di catalogo. Edizioni e/o è davvero uno degli esempi più rilevanti di  editoria contemporanea di qualità che resiste nel regno rutilante delle novità che si alternano senza sosta sugli scaffali fisici e virtuali.
Questo fa l’editore. Pensa studia, si crea un filtro per andare a leggere e poi seleziona e propone ai lettori.
Come non scorgere in queste parole l’ombra di quelli che sono stati definiti “editori protagonisti”?
Nei decenni delle maxi concentrazioni editoriali - per quanto difficile - è ancora possibile.