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Il “mostro” si racconta

Autore: Stefania Nardini
Testata: Club Dante
Data: 4 febbraio 2013

Furio Guerri dice di essere un mostro. E lo dice nella prima riga del romanzo. Seduto su una panchina osserva le studentesse di  una scuola superiore. Lui, proprio lui, che aveva sposato la più bella della classe, che era riuscito a raggiungere un buon livello economico.

Il romanzo di Giampaolo Simi, La notte alle mie spalle, è una storia nuda e cruda in cui il rappresentate di un’azienda tipografica narra in prima persona come può accadere… Sì, come può accadere che un uomo si trasformi in un assassino. Simi getta tracce che lievitano diventando fatti. Senza trascurare mai il contesto: la provincia toscana, una società impegnata a proporre, più che  valori, slogan che attecchiscono facilmente nel privato dei nuclei famigliari. La villetta fuori città, l’ambizione di arrivare primo. È questa la vita di  Furio Guerri. Con le sue scarpe lucide, biglietto da visita da perfetto rappresentante, una moglie bella da fare invidia, la figlia Caterina la cui infanzia è in simbiosi con i personaggi de  “I cavalieri dello zodiaco”, il suo video preferito.

Elisa, sua moglie, è una piccolo borghese cresciuta nel culto dell’apparenza. E fin da ragazzi stanno tutti e due al gioco della coppia perfetta, quando la famigliola del “Mulino bianco”, che si gode la felicità del caffellatte e dei biscotti caldi, è il modello.

Furio Guerri voleva  riscattarsi e ce la fa: è lui che porta i soldi a casa, lui che garantisce a sua moglie e sua figlia tutto il superfluo possibile. Ma è un equilibrio fragile. È bastato che Elisa un giorno decidesse di lavorare. Che cercasse un minimo di realizzazione al di fuori del guscio casalingo per far saltare tutto.

Perché Furio Guerri dice di essere un mostro? Perché in quella felicità fasulla non c’era che silenzio, non c’era che dolore. Come è accaduto? Purtroppo accade, e accade troppo spesso! Ma nel romanzo di Simi il personaggio di spicco è lei, la piccola Caterina, che ha lanciato i suoi segnali inascoltati, con un’adolescenza segnata dalla sua storia famigliare. Perché Caterina chiedeva amore, non solo videocassette. Ma nella famigliola del “Mulino bianco” non c’è spazio per richieste così imbarazzanti.