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Foschi, nel nuovo libro il commissario Attila tra sport e malaffare

Autore: Renato Minore
Testata: Il Messaggero
Data: 9 febbraio 2013

Nella finzione letteraria, i giallorossi hanno appena trionfato in Champions League contro il Liverpool, una rivincita 28 anni dopo la bruciante sconfitta con gli inglesi. Questo l'antefatto che muove i fili del secondo thriller di Paolo Foschi (Il castigo di Attila, E/O Originals, 168 pagine, 13 euro), ambientato come il primo, Delitto alle Olimpiadi, nel mondo dello sport. Eroe sportivo per eccellenza è infatti il portiere Rocco Graziano, autore di un'incredibile parata che ha deciso il match. Viene trovato in fin di vita e morirà in ospedale, nella villa holliwoodiana di Casal Palocco. Un uomo praticamente imbattibile tra i pali, ma pieno di ombre, segreti, comportamenti più che disinvolti e cattive frequentazioni nella vita d'ogni giorno. A dipanare la matassa c'entra il calcio scommesse o la camorra che puntava sulla sconfitta giallorossa, tradita da Graziano? C'è ancora lui, l'antieroe di Foschi, il commissario Igor Attila. Che è sapientemente costruito anche sui riferimenti che Foschi dissemina, in abbondanza, da Montalbano a Charitos, a Maigret. Ha un amore finito male, i ricordi di ex pugile a cui è stata negata la medaglia d'oro olimpica, una moto troppo veloce con cui si muove in una Roma di veline, politici corrotti, pubblici ministeri più che prudenti, i pensieri scanditi dalle parole delle canzoni, l'ossessione degli allenamenti e quella minacciosa del tempo che vola via. E, ancora, l'ansia nevrotica che lo rende burbero e scontroso, disilluso, ma anche spinto dal desiderio di "giustizia" che può anche truccare i mezzi per realizzarsi. Guidando la scalcagnata equipe di collaboratori (ex atleti, ex drogati, ex farabutti, la sezione Crimini Sportivi dell'Esquilino), Attila porta alla luce una verità dolorosa e sorprendente in un mix di sport, denaro e potere, sporca politica, malaffare camorristico, mondo dello spettacolo e drammi sentimentali.