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Undercover, niente è come sembra

Autore: Alfredo Ronci
Testata: Il Paradiso degli Orchi
Data: 13 febbraio 2013

Noir e noir, fortissimamente noir. Ma la collana ‘Sabotage’ curata tra l’altro da Massimo Carlotto ha una sua coerenza (come l’hanno i suoi romanzi). Undercover è un libro ben riuscito ed accattivante (intendasi: lo si legge con pathos in attesa anche della risoluzione finale) ed è scritto da una che la materia (vedremo quale) la conosce bene visto che Roberto Riccardi è colonnello dell’Arma e direttore della rivista ‘Il Carabiniere’.
Siamo dalle parti dei traffici internazionali di droga, dei cartelli colombiani e messicani, dell’attività della ‘ndrangheta e dell’azione dell’Undercover che è una Direzione antidroga. Ed il nucleo centrale della vicenda è un carico di cocaina in attesa di prendere terra (italiana) tra compromissioni, elementi corrotti, doppiogiochismo e false piste.
La caratteristica principale del libro è una sorta di bignami riuscito del noir internazionale degli ultimi anni… e non solo di questi (penso anche alla bella figura della ‘dark lady’ Rosario, quindi di un ingrediente tipico del poliziesco letterario e cinematografico degli anni cinquanta del secolo passato), condensato in poco più di duecento pagine piene di colpi di scena e di capovolgimenti di fronte.
Se da una parte dunque Undercover funziona come dovrebbe esattamente funzionare un romanzo di ‘genere’, dall’altro mostra un’innocenza che non è di mestiere (è il primo libro di Riccardi): penso al buonismo della categoria di chi dovrebbe vigilare sui cittadini, penso a certe dinamiche d’effetto che però hanno parecchi anni alle spalle (precisiamo: la ‘dark lady’, ancora lei, che si immola per salvare un amore – non aggiungo chi per non rovinarvi la sorpresa – è personaggio molto sfruttato anche cinematograficamente);  e penso ad una conclusione curiosa dove l’eroe di turno - come un po’ facevano gli imbattibili semidei del peplum nostrano che finita un’avventura e non avendo affetti e cose da coltivare, abbandonavano i luoghi dell’impresa in cerca di nuovi pericoli ed avventure – crede appunto nell’azione salvifica del suo ruolo e s’allontana convinto della propria ed inevitabile solitudine di uomo di legge.
Ecco: ci sono parziali ingenuità, ma c’è un meccanismo oliatissimo che, come si diceva all’inizio, porta il lettore a cercare la fine della storia per confrontarsi con essa e soprattutto per godere della vittoria della giustizia (in fondo sia il giallo che il poliziesco che il noir in fondo, tranne rare eccezioni, ha sempre cercato la ragione ed il trionfo delle autorità: il marxista Mankell, nel suo saggio sul poliziesco, riteneva siffatto elemento la pecca dell’intera struttura).
In fondo ciance.
 Undercover funziona eccome e da parte mia non esiterei un attimo a leggermi una seconda avventura dell’agente ‘segreto’ Rocco Liguori.