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Christa Wolf, August

Autore: Anna Chiarloni
Testata: L'Indice dei Libri del Mese
Data: 17 febbraio 2013

Germania 1945. In un castello prussiano adattato a sanatorio arriva tra i profughi dai territori orientali del Reich il piccolo August, un orfano scaraventato dalla guerra in un mondo esausto di ombre prossime alla morte, sia per inedia che per tubercolosi. In questo scenario desolato l'unico barlume di vita è rappresentato da Lilo, la giovane e dolce infermiera che la sera recita versi dei classici tedeschi e canta per i bambini malati. Resterà nel ricordo di August l'icona di un amore, di una felicità possibile. Il racconto, dedicato al marito Gerhard nel sessantesimo anniversario di nozze con brevi e intense parole, rivela, come sempre nella scrittura di Wolf, una componente autobiografica: August rimanda infatti alla drammatica fuga di Christa adolescente davanti all'incalzare dell'Armata rossa, un'esperienza narrata in Trame d'infanzia. Qui la figura maldestra del .protagonista vi compariva appena accennata, come nota Anita Raja nella prefazione. Si tratta dunque di pagine stralciate dall'ordito del grande romanzo del 1976, forse destinate a un successivo sviluppo, ma che in questa forma pur breve suscitano alcune riflessioni, a cominciare dal fatto che, con un procedimento insolito, Wolf colloca al centro una figura maschile: attraverso un tracciato temporale che si dilata fino al presente, la tragica vicenda dei profughi tedeschi, con quei bambini spersi, abbandonati con il solo nome al collo, è affidata alla memoria di August adulto, voce di un uomo dall'esistenza modesta e solitaria, ambientata nella Berlino di oggi. Interessante è poi la funzione narrativa del lied tedesco, frequente nella prosa più recente di Wolf. Se nella Città degli angeli (201O) il canto compare con funzione terapeutica in un fitto susseguirsi di titoli, quasi una tastiera mormorante di rimandi musicali, in August la sottile differenza nel genere delle canzoni caratterizza i singoli personaggi. Così Lilo canta e seduce l'animo infantile con noti lieder di derivazione classica, mentre ad altre figure è assegnata un'intonazione più popolare - e giù a scendere fino a quegli arzilli vecchietti della Germania riunificata che in gita verso i territori perduti si sgolano cantando inni della Wehrmacht. E sono marce militari, che di scorcio rimandano alla tragedia tedesca, un'eco certo residuale ma puntualmente registrata dalla scrittrice.