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Un anno cruciale

Testata: Il Foglio
Data: 28 febbraio 2013

L'amore ai tempi della Nouvelle Vague poteva assomigliare a un romanzo dai toni ottocenteschi, romantici, quasi sdolcinati. Poteva cominciare con una lettera scritta nel giugno del 1966 da una liceale diciannovenne, Anne Wiazemsky, al regista di culto del momento, Jean-Luc Godard, diciassette anni di più, appena divorziato dall'attrice Anna Karina. La lettera era stata spedita da Anne ai "Cahiers du cinéma", perché del destinatario non conosceva altro recapito. E perché, dopo aver visto l'ultimo film del regista ginevrino, "Masculin féminin", si era convinta che contenesse un messaggio per lei. Lei è la nipote di un altro mostro sacro delle lettere francesi, il Nobel Francois Mauriac, è orfana di un principe russo ed è bella come la ragazza dall'orecchio di perla di Vermeer. Appena reduce dalla sua prima avventura di attrice (da protagonista di "Au hasard Balthazar", il film di Robert Bresson che farà epoca), aveva visto per la prima volta Godard sul set. Lui imbarazzato, lei molto sgarbata. Per Anne, il colpo di fulmine sarà di testa più che di cuore, e avverrà in assentai, nel buio di un cinema. "Avevo amato molto il suo ultimo film... Dicevo anche che amavo l'uomo che vi era dietro, che amavo lui". Quando riceve una telefonata di Godard, che ha smosso il mondo per trovarla nel paesino del sud dove lei è in vacanza, Anna è pronta ad arrendersi, ma non senza combattere. Comincia così l'anno di iniziazione alla vita e al "masculin feminin" di Anne Wiazemsky, in equilibrio impossibile tra una famiglia cattolica e colta che considera nefasto il suo legame con il regista, e un amante appassionato che vorrebbe subito sposarla, folle di gelosia e tenero come un liceale al primo amore. Godard nervosissimo e vestito a festa per andare a chiedere a Mauriac la mano della nipote minorenne. Godard che le regala un'automobile (Anne non la guiderà mai) perché non debba fare due ore di treno per raggiungere Nanterre dove si è iscritta alla facoltà di filosofia e dove già si aggira, deciso a rimorchiarla mentre organizza la rivoluzione, Dany il rosso. In questo diario di emancipazione femminile nella Francia pre-sessantottina, la Wiazemsky - moglie di Godard per dodici anni e protagonista di alcuni dei suoi film più importanti, come "La chinoise" - colleziona inquadrature di un mondo i cui abitanti si chiamano François Truffaut, Antoine Gallimard, Jean-Pierre Leaud, Maurice Béjart, Jeanne Moreau. Ma i colori di quelle scene non sono mai "puri" come quelli usati da Godard nella "Chinoise", ma diluiti in una nebbia molto – talvolta troppo – parigina.