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Viola Di Grado: "Non credo nella morte"

Autore: Andrea Coccia
Testata: Grazia.it
Data: 28 febbraio 2013

Poco più di una settimana fa è uscito «Cuore cavo» (edizioni e/o), uno dei romanzi più attesi di questo 2013. Si tratta della seconda opera della giovane scrittrice siciliana Viola Di Grado, che a soli 25 anni ha già vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2011 con il suo romanzo d'esordio, «Settanta acrilico e trenta lana». Con questa sua seconda prova, Viola ha confermato di essere una delle giovani voci più interessanti della letteratura italiana contemporanea, tessendo un racconto potente.

Il tuo primo romanzo, Settanta acrilico e trenta lana, ha riscosso molto successo sia in Italia che all'estero. Che effetto ha avuto tutto ciò sulla scrittura di «Cuore Cavo»?
Nessuno, perché il giudizio più impietoso è sempre il mio: il mio perfezionismo è incurabile, per fortuna. Ho sempre paura di condannare quello che fino al giorno prima mi ha entusiasmato: non può esserci una parola fuori posto, non credo nella differenza tra prosa e poesia: in ogni cosa che scrivo, ogni frase dev’essere necessaria e affilata e autosufficiente come in una poesia. Posso passare due ore in compagnia di una sola frase finché non trovo che sia quella giusta. Ho scritto altri due romanzi prima di «Cuore cavo» e dopo «70 acrilico», ma non mi soddisfacevano al 100% quindi li ho messi da parte.

A 25 anni hai già goduto di grandi soddisfazioni professionali. Il tuo è un caso abbastanza raro in Italia, un paese che invecchia sempre di più e che emargina professionalmente i giovani. Che consiglio daresti a tuoi coetanei per cambiare le cose?
Non seguite i consigli.

Qual è il tuo rapporto con la morte? Perché l'hai scelta come elemento centrale di quest'ultimo tuo romanzo?
Non credo nella morte. Come dicono i Taoisti si tratta solo di un cambiamento. M’interessava raccontare la morte come una vita che cambia modalità d’interazione: Dorotea muore ma è la più viva del romanzo, la sua sensibilità di muove semplicemente in un altro senso, è testimone della vita senza il privilegio o limitazione di starne a contatto, di toccarla. L’amore diventa una forza che non ha bisogno di essere confermata o ricambiata, agisce per sé come forza di gravità. Lei è come una dea, una mistica la cui materia ha superato il corpo: “I miei tessuti, una volta disfatti, vestiranno l’isola intera: un vestito di carne fin dove comincia il mare. I coralli intricati delle mie arterie, me lo ricordo, erano lunghi 96.500 chilometri: collegandoli e girandoli in doppio orneranno la gola dell’intera superficie terrestre. Quando sarò grande sarò il mondo.”

Cosa hai in programma per il futuro? Hai già altre opere in cantiere?
L’anno prossimo farò un dottorato a Londra sulla filosofia buddhista giapponese. Per il resto, di certo continuerò a scrivere forsennatamente.

Un'ultima domanda: ci consigli qualche giovane scrittore italiano da tenere d'occhio?
Mi hanno parlato bene di Viola Di Grado...