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La "cinese" Anne Wiazemsky racconta i mesi tra Bresson e Godard

Autore: Giancarlo Mancini
Testata: Alias
Data: 3 marzo 2013

A soli diciotto anni era già diventata l'attrice di un grande e veneratomaestro del cinema mondiale come Robert Bresson (in Au hasard Balthazar). Ma un anno dopo era addirittura la cinese nel film omonimo da cui in un certo senso prese inizio tutto un nuovo modo di concepire la militanza nel fare cinema. Su quei pochi mesi trascorsi da un set all'altro Anne Wiazemsky ha scritto un delicato libro, a metà tra il racconto di formazione e il diario sentimentale: Un anno cruciale (edizioni e/o, pp. 204, € 17,50). Siamo nel 1966, sul set di Au hasard Balthasar piomba invitato dalla produttrice Mag Bodard il già odiato/amato Jean-Luc Godard. Ma i due non si parlano nemmeno. Poi, a riprese finite, si incrociano di nuovo ai tavoli di un bar dove Anne sta leggendo Diario del ladro: «Le piace?», «Sì». Lei oltre a essere una studentessa e ora giovane attrice è anche la nipote di François Mauriac che, dopo la scomparsa del padre, cerca di farne le veci, con tutta la sua autorevolezza, pubblica e privata. Dopo gli incontri fortuiti e tutt'altro che propizi, era stata la visione de Il maschio e la femmina a fare da detonatore. Anne pensa addirittura che si possa trattare di un messaggio cifrato rivolto a lei e decide di scrivere una lettera indirizzandola ai «Cahiers du cinema», dove Godard si era costruito la sua fama di critico ricollocando, assieme a Truffaut, Rohmer, Rivette e altri, Hitchcock, Lang, Nicholas Ray, ecc. Dopodiché parte per la campagna, dove, grazie all'ospitalità della sua amica Nathalie, ha deciso di trascorrere l'estate, raccogliendo pesche e studiando per colmare le lacune evidenziate dai risultati scolastici. Una sera al telefono si presenta proprio Godard, il quale con molto ritardo (a causa di un viaggio in Giappone) ha visto la sua lettera. Da quell'incontro nel piccolo paesino di Montfrin, nella Provenza, nasce un grande amore tra una diciottenne ancora indecisa sulla facoltà da scegliere all'università e un maestro del nuovo cinema europeo. Come prevedibile per lei c'è il fascino verso la ricchezza di esperienze intellettuali che lui può garantirle, le giornate al cinema a vedere due o anche tre film, le cene con Truffaut, le lunghe chiacchierate spesso concluse con un libro offerto in dono come suggerimento alla lettura. Per Godard c'è la gelosia verso il filosofo Francis Jeanson con il quale Anne era impegnata in lunghe e avvolgenti conversazioni filosofiche; l'ostracismo della famiglia e in particolare della madre, per nulla rassegnata a consegnare la figlia a quell'uomo tanto più grande di lei e così eccentrico, accompagna il rapporto con le tensioni e le rotture inevitabili, fino al momento in cui non entra in campo il vecchio patriarca, l'amico di De Gaulle, a dirimere la faccenda, sostanzialmente lasciando campo libero all'irrequieto regista. Il libro segue l'andamento sinusoidale, talvolta addirittura isterico, di questi pochi ma decisivi mesi della vita di Anne Wiazemski, lasciando trasparire dalle pagine gli umori, gli odori, le ansie e le grida. Venendosi poi a coronare con quel film così cruciale per almeno due generazioni interessate a pensare e a rinnovare il rapporto tra il cinema ed il mondo, in cui molta della vita di Anne (le chiacchierate con Jeanson, l'università di Nanterre, gli studenti marxisti leninisti) entrerà direttamente. E lei, la diciottenne attrice di Robert Bresson, diventerà Veronique Supervielle, la cinese. «Siamo costretti a cercare lontano i nostri ideali, a Pechino». Su questo scarto esistenziale e programmatico praticato da Veronique e dal suo collettivo molti si interrogheranno, prima e dopo i furibondi anni a cavallo del Sessantotto, in Francia, in Europa, in Italia. Alcuni ne seguiranno più o meno volontariamente alcune piste, comprese quelle dell'azione diretta condotta contro i nemici di classe. Nel film proprio Veronique è incaricata di punire un funzionario ma ne uccide per errore un altro, con lo stesso infantile candore da cui sembra sempre circonfusa. L'ironia del maestro Godard era l'unica cosa che non sarebbe entrata nella storia di quegli anni.