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Jean-Christophe Rufin, ''Nel mio libro racconto di come Jacques Coeur abbia creato dal niente un mondo nuovo''

Testata: Libreriamo
Data: 6 marzo 2013

MILANO – “L’uomo dei sogni” è chi, come fa lo scrittore o come fece a suo tempo Jacques Coeur, il protagonista del nuovo romanzo di Jean-Christophe Rufin, sa dar vita a realtà che ancora non si vedono. Lo ha affermato l’autore, protagonista ieri sera a Milano di un incontro del Festival de la Fiction Française. Rufin ha presentato il suo libro in compagnia del giornalista Salvatore Carrubba.

IL LIBRO –Jacques Coeur è un personaggio storico, una delle personalità all’origine del capitalismo moderno. I tempi in cui si trova a vivere sono quelli del tardo medioevo, gli anni che in Francia segnano la fine della guerra dei cent’anni combattuta contro l’Inghilterra e che in Europa volgono verso l’inizio del Rinascimento. Figlio di un artigiano, Jacques Coeur coltiva la visione di una società nuova, dove le persone non siano relegate al ruolo assegnato loro alla nascita, dove l’incontro con civiltà diverse non debba realizzarsi per forza sotto il segno della guerra ma piuttosto sotto quello dello scambio. Scambio culturale e commerciale: Jacques Coeur è infatti colui che favorisce la crescita di una nuova classe di mercanti e borghesi. A trent’anni parte alla volta dell’Oriente, esplora nuove terre, conosce nuovi popoli, ne vede le ricchezze e torna in patria consapevole delle feconde possibilità che le rotte verso il Levante aprono per il commercio. Diventa banchiere del re e lotta per fare del commercio uno strumento di prosperità per la nazione. Quando però si innamorerà della favorita del re Carlo VII dovrà abbandonare nuovamente la sua patria, fuggendo prima in Italia e poi su un’isola greca.

LA NASCITA DELL’EUROPA MODERNA – “In questo libro è raccontata l’origine del capitalismo. L’attività imprenditoriale assume qui un carattere prometeico, è un’attività simile alla creazione divina”, spiega Carrubba. “Dopo la guerra serve a produrre beni di prima necessità, poi diventa qualcosa di più: ricerca del lusso, dell’eleganza, del bello. A un certo punto in questo libro entra in scena anche l’Italia: Jacques Coeur capisce bene quale fucina di idee sia il nostro Paese in quell’epoca, e in particolare Firenze, che definisce ‘una città di artisti’. Siamo infatti alle porte del Rinascimento. I francesi sono stati bravissimi a fare di questo personaggio un ‘marchio’ di eccellenza nazionale: a Bourges, sua città natale, è una presenza ancora forte. Ma anche noi in Italia abbiamo ‘il nostro Jacques Coeur’: Francesco Datini, mercante di Prato, altra personalità che ha contribuito a fare il capitalismo. Il libro ha un’impronta europea: questi personaggi sono quelli che hanno costruito l’Europa moderna, e anche l’Italia ha dato il suo contributo in questo percorso.”

COME NASCE UN ROMANZO DI RUFIN – “Nel decidere il soggetto di un romanzo, non so quale sia la ragione precisa che mi spinge a scegliere un certo personaggio come protagonista di un libro”, esordisce Rufin presentando il suo lavoro. “L’importante è che sia una persona solare, che mi dia speranza nella vita – forse perché ero medico, e quando esercitavo la professione ho visto tanta sofferenza. Jacques Coeur è una personalità forte: da bambino soffriva di una malattia che gli impediva di gareggiare con gli altri nel gioco, quindi ha dovuto trovare un modo alternativo per affermare la sua leadership nella vita. Dopo aver lavorato per tre anni in Senegal come ambasciatore della Francia ero stanco del sole: preferisco il tempo un po’ cupo, grigio, soprattutto per scrivere. Sono tornato allora nella mia città, Bourges, che è anche la città di Jacques Coeur, e un giorno passeggiando sono passato davanti al suo palazzo. Ho iniziato così a riflettere sulla straordinaria influenza che ha avuto sulla mia formazione questo personaggio.”

JACQUES COEUR, NON SOLO UN “BUSINESS MAN” – “Il palazzo di Jacques Coeur è a cinquecento metri dalla sua casa natale – che oggi è diventata un night club”, precisa divertito l’autore. “Mi sono chiesto allora come questo bambino, figlio di un artigiano, abbia potuto percorrere nella sua vita una tale distanza, non nello spazio ma nella coscienza del mondo, da arrivare a creare questa meraviglia. Un palazzo che presenta una doppia anima: da un lato è un castello medioevale, dall’altro è già un palazzo rinascimentale. Spinto dal fascino di questa personalità, ho cominciato a leggere le biografie esistenti su di lui, ma tutte davano di Jacques Coeur un’immagine fredda. Ne facevano soltanto un ‘business man’, ma per me questo aspetto della sua figura non era sufficiente a spiegare tutto quello che aveva compiuto: non potevo pensare che avesse agito solo per il guadagno.”

IL LATO UMANO DEL PERSONAGGIO – “Ho iniziato a riflettere sulla ragione per cui a un certo punto aveva cambiato improvvisamente la sua vita”, racconta Rufin. “Fino a trent’anni infatti, Jacques Coeur non aveva fatto ancora nulla di straordinario: si era sposato con una sua vicina, l’aveva amata moltissimo, ma tutto qui. Per trent’anni, un’età considerevole per un uomo del medioevo, era rimasto confinato nella sua città. Dopo aver avuto un piccolo problema con la giustizia aveva però deciso di mettersi a viaggiare, per prendere le distanze da Bourges. Era arrivato fino al Mediterraneo e qui aveva trovato per caso una nave in partenza verso il Levante. Si era imbarcato ed era arrivato in Egitto e poi in Oriente. Jacques Coeur non sarebbe diventato quello che era senza questo viaggio, senza aver scoperto un’altra civilizzazione. Allora chi si  recava in Oriente vi andava per le crociate, non per vedere un’altra civiltà, ma per portare la civiltà. Lui invece era partito senza preconcetti e aveva conosciuto un modello di civilizzazione più avanzato. Aveva fatto scoperte incredibili: il bagno turco, raffinatezze come il sorbetto, l’eleganza dei vestiti… Quando torna in patria ha perso tutti i suoi soldi, ma alla moglie dice: ‘Sono ricco’. Era ricco di un’idea: creare una rete commerciale di scambio con l’Oriente. Jacques Coeur non è soltanto un business man: la ricchezza non è la causa che lo muove, ma una conseguenza del viaggio e della scoperta. Nelle biografie che ho letto mancava tutto questo suo aspetto umano.”

UN VIAGGIO NELLA PERSONALITÀ DI UN UOMO – “Di Jacques Coeur si hanno molte informazioni a partire dal momento in cui diventa un personaggio pubblico. Del suo lato umano invece non si conosce molto: non sappiamo quando sia nato esattamente – la sua data di nascita è fissata indicativamente a fine Trecento o inizio Quattrocento – né cos’abbia fatto durante la sua infanzia, quale formazione abbia avuto. C’è un mistero assoluto anche riguardo al suo aspetto fisico: non abbiamo di lui neppure un ritratto”, spiega Rufin. “Per uno scrittore è fantastico avere di fronte un personaggio di cui ha riferimenti precisi ma di cui è assolutamente libero di immaginare il carattere. Il mio libro è un viaggio dentro la personalità di un uomo, scritto in prima persona.”

L’UOMO DEI SOGNI – “Non avevo mai usato la prima persona in un mio romanzo, ma con Jacques Couer c’era un’identificazione tanto forte che non potevo  raccontare in terza persona”, conclude l’autore. “Dal niente, questo personaggio ha saputo costruire un mondo che ancora non c’era. In questo senso Jacques Coeur è ‘l’uomo dei sogni’, e in un certo senso lo sono anch’io: entrambi sappiamo creare quello che ancora non si vede. Io lo faccio attraverso la scrittura, lui l’ha fatto nella realtà.”