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Il sermone sulla caduta di Roma

Autore: Sandra Bardotti
Testata: Wuz.it
Data: 19 marzo 2013

Quando nel 410 Roma cadde in mano ai Visigoti, Sant'Agostino commentò lo sgomento dei fedeli ricordando le parole di Cristo: "Il mondo va in rovina, invecchia, si sfascia, respira affannosamente per la vecchiaia". Il mondo è come un uomo: per questo le cose del mondo non possono durare in eterno, sono destinate a morire o a estinguersi.
I mondi che creiamo durante la nostra vita sono catene di legami, relazioni, sogni, progetti realizzati, fallimenti, occasioni mancate. Si esauriscono nell'arco del nostro passaggio sulla terra o ci sopravvivono trasformati dall'azione di coloro che restano.
Ma la fine di un mondo non è la fine del mondo: questo ci dice Jérôme Ferrari, quarantaquattro anni, professore di filosofia ad Abu Dhabi, che con Il sermone sulla caduta di Roma, edito in Italia da E/O, si è aggiudicato il prestigioso Premio Goncourt 2012. Solo le cose eterne sono eterne: proprio per questo, affinché nasca un nuovo mondo è necessario che ne muoia uno vecchio. Oggi come ieri. La riflessione di Sant'Agostino giunge intatta, con tutta la sua modernità, al XXI secolo.

Marcel osserva la foto che conserva nel cassetto e che ritrae i suoi fratelli e le sue sorelle in posa con la madre. È il 1918, lui non è tra loro davanti all'obbiettivo del fotografo, eppure oggi che tutti sono morti è l'unico custode della loro memoria. È il loro unico bastione contro il nulla. Quella foto ritraeva inconsapevolmente la fine di un mondo. Ma per un mondo che finisce, un altro inizia. A volte è questione di un attimo, a volte servono anni, decenni. Gli uomini esistono ancora, anche se il loro mondo non c'è più.
Con questa riflessione sul tempo e sulla memoria si apre Il sermone sulla caduta di Roma, romanzo travolgente che racconta le vicende di una famiglia originaria di un paesino della Corsica lungo l'arco di tre generazioni. Seguiamo Marcel, nato poco dopo la Prima guerra mondiale, un'infanzia contrassegnata da una salute cagionevole, poi l'emigrazione sul continente, la Seconda guerra mondiale, il matrimonio, l'esperienza nell'Africa coloniale francese e la vecchiaia. Due generazioni dopo, suo nipote Matthieu, giovane e brillante studente di Filosofia a Parigi, decide di lasciare tutto per tornare nel paese del nonno. Lì rileva il bar assieme al suo amico di infanzia Libero e cerca di infondere al luogo nuova vita. Ma la situazione degenererà presto e anche quel mondo sarà destinato inevitabilmente a scomparire in un crescendo di tensione che sfocerà in una notte di sangue e violenza.

Con una scrittura coinvolgente e misurata, Jérôme Ferrari ci guida in mondi popolati di personaggi e storie affascinanti; mondi necessariamente destinati alla distruzione, di cui avvertiamo tra le pagine la dimensione tragica e biblica, ma che richiedono di essere vissuti pienamente come fossero il migliore dei mondi possibili.