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Torna Mila, la regina nera di Matteo Strukul. La seconda avventura della conturbante killer dai capelli rossi, benedetta da Massimo Carlotto

Autore: Niccolò Menniti Ippolito
Testata: Il Mattino di Padova
Data: 20 marzo 2013

Nel noir c'è poco da inventare, ma molto da reinventare. Forte di questa lezione che proviene dal cinema di Quentin Tarantino, il padovano Matteo Strukul si sta scavando una strada personale nella selva del nuovo noir italiano, in piena espansione ma sempre a rischio di routine. La conferma arriva da "Regina nera" (Edizioni E/o pp. 208, 16 euro), il secondo romanzo della saga di MIla Zago, che da oggi sarà in libreria. E forse si potrebbe cominciare proprio dalla protagonista e dal suo nome, per metà clamorosamente veneto, per l'altra metà capace di rimandare al fumetto e all'esotismo, ma anche, perché no, allo yogurt. Insomma Matteo Strukul gioca in contemporanea su più fronti, mescolando continuamente le carte, contaminando alla grande i generi, con un romanzo molto duro, che è capace però anche di prendersi un po' in giro. Dietro c'è l'esperienza di Carlotto, che è un po' il produttore di Strukul, nel senso che lo ospita nuovamente nella sua collana Sabot/Age. Perché l'immagine che offre "La regina nera" del nordest è molto simile a quella che trasmettono i libri di Carlotto: una vena di razzismo, una vena di maschilismo, contaminazione tra politica e malavita, violenza sotterranea ma diffusa. Insomma, a suo modo, anche i romanzi di Strukul sono noir sociali, che raccontano, attraverso il genere, una violenza reale. In questo caso soprattutto la violenza contro le donne, ma anche la lotta politica senza esclusione di colpi, lo scontro tra vecchio e nuovo, l'ansia di riscatto di chi non ne può più del vecchio ordine politico. E tuttavia Strukul preferisce raccontare problemi reali caricandoli di una estremizzazione e una stilizzazione che deve molto alla poetica del fumetto, anche per la capacità di creare personaggi molto visivi, colorati, con tratti fisici marcati che parlano già nei tratti esteriori del male che c'è dentro. Non a caso Mila è già diventato personaggio di fumetto e diventerà probabilmente anche personaggio cinematografico, coi suoi capelli rossi, la sua katana, i suoi pugnali brillanti, l'estetica della violenza che è assolutamente memore della lezione di Sergio Leone, Sam Peckinpah, ma anche John Woo. "La regina nera" racconta un'Italia simile a quella dei nostri giorni. Da un lato un nuovo partito politico che avanza in nome delle donne, dall'altro il tentativo da parte del potere di bloccare a tutti i costi il successo di ciò che si annuncia come capace di sovvertire l'ordine politico tradizionale.
Solo che in più ci sono band sataniche sudtirolesi votate alla misoginia e inneggianti a Wothan e al Walhalla, valchirie nelle baite di montagna e la furia purificatrice della eroina dai capelli rossi. Dunque un romanzo malinconico ma con molta azione, un racconto che dosa attentamente i ritmi, arrivando anche a cercare di riprodurre con le parole quei rallenty visionari che caratterizzano le scene finali dei film epici.