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Il sogno nerissimo di Viola Di Grado

Autore: Alessandro Mezzena Lona
Testata: Il Piccolo
Data: 6 marzo 2013

Venticinque anni e un coraggio straordinario. Sì, perché un altro scrittore, al posto di Viola Di Grado, si sarebbe fatto prendere dal panico. Lei, che con il romanzo di debutto "Settanta acrilico trenta lana" aveva conquistato il Campiello e il Carige Opera Prima, al contrario ha dimostrato un sangue freddo incredibile. E si è presentata all'appuntamento con il secondo libro, il più difficile da scrivere in assoluto, mostrando di avere le idee chiarissime. Primo: ha confermato lo schema narrativo del primo romanzo. Portando in scena una madre, che si trascina sul baratro della vita quotidiana, e una figlia che prepara accuratamente la propria morte. Secondo: ha accentuato ancor di più le atmosfere dark che tanto erano piaciute a certi critici e ai lettori al momento del suo debutto. Terzo: non si è preoccupata di costruire una storia carina. Anzi, si può dire che il suo "Cuore cavo" (pagg. 168, euro 16), pubblicato dalle Edizioni e/o, è una sorta di sogno da cattiva digestione. Un viaggio nella zona grigia che separa la vita dalla morte. A tratti, ViolaDiGrado ricorda le atmosfere di uno dei gioielli cinematografici di Tim Burton: "La sposa cadavere". Il suo "Cuore cavo", infatti, prova a immaginare la vita oltre la vita. Ma non in senso religioso, no. Dorotea Giglio, la protagonista, dopo che si è suicidata, continua ad abitare i luoghi della sua esistenza terrena. Cammina fianco a fianco a sua madre, si siede al tavolo dove mangiava di solito con lei. Prova a farle sentire la sua presenza, la sua solitudine. Ma un velo invisibile separa i vivi dai morti. E niente può alleviare la tristezza per quel corpo che si decompone pezzo a pezzo. Confinati in una specie di limbo, i morti di Viola Di Grado vivono la sospensione straziante di chi non conosce il proprio destino. In una dimensione dove non c'è inferno o paradiso. Non c'è condanna né perdono. Solo un malinconico sopravvivere.