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Un anno cruciale (Anne Wiazemsky)

Autore: Giulia Zanfi
Testata: Gli Osservatori Esterni
Data: 25 marzo 2013

Si può dire di tutto di Anne Wiazemsky tranne che non abbia avuto una vita piena e movimentata.

Orfana di un principe russo, nipote del Premio Nobel François Mauriac, debutta al cinema con Au hasard Balthazard di Robert Bresson. Bastava questo per scriverci un libro. Eppure, la Wiazemsky scrive di ben altro. L’anno cruciale a cui fa riferimento è quello dell’incontro col regista di culto francese della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard, della passione che li travolge, dell’imminente matrimonio, delle riprese de La cinese e del mondo pre-sessantottino che le si spalanca davanti accanto ad alcune delle personalità più importanti dell’epoca che hanno fatto la storia del cinema di sempre. Una vera vita da film.

“Un giorno di giugno del 1966 scrissi una breve lettera a Jean-Luc Godard indirizzandola ai Cahiers du Cinéma, al numero 5 di rue Clément-Marot, nell’VIII arrondissement di Parigi. Nella lettera dicevo che avevo amato molto il suo ultimo film, Il maschio e la femmina. Dicevo anche che amavo l’uomo che vi era dietro, che amavo lui”. Inizia così, quasi per gioco, la storia d’amore tra Anne Wiazemsky e Jean-Luc Godard. Appena diciannovenne, Anne gli invia una lettera. Oltre la stima e l’ammirazione, si celano parole d’amore che il regista francese non si lascia dire due volte. La rintraccia a Montfrin, un paesino in culo ai lupi nel sud della Francia e da quel momento non la abbandona più. Di 17 anni più grande di lei, Godard se ne fotte altamente di quello che può pensare la gente a riguardo, rifiuta le lusinghe delle donne dello spettacolo che gli fanno la corte e ha occhi solo per Anne, il suo “animale-fiore” che ama più di chiunque altro.
Insieme a Godard, Anne smette di essere la studentessa perbenista di filosofia e diventa una vera donna.

Sono anni di rivoluzione quelli, dove anche prendere la pillola diventa un problema. Anne deve combattere contro una madre dell’alta borghesia cattolica che non approva affatto la sua relazione, contro le malelingue, contro la stampa che cerca in ogni modo di scovare uno scandalo che possa in un qualche modo infangare il nome di suo nonno e contro un’esistenza già scritta che le sta stretta e che lei vuole cambiare a tutti i costi.

Anne Wiazemsky ci parla della sua vita con naturalezza. Come se fosse una chiacchierata tra vecchi amici di fronte a una tazza di tè. O una pinta di birra, come preferite. Ripercorre ogni momento con estrema lucidità, senza perdere l’entusiasmo di allora. Come non esaltarsi insieme a lei di fronte all’incontro di mostri sacri come Trauffaut, Bertolucci, Jeanne Moreau, Béjart e tanti altri. Immaginate una ragazza appena maggiorenne, appassionata di cinema di fronte ai propri idoli. Da perdere completamente la testa. La vita di Anne Wiazemsky è appassionante quasi quanto quella di un eroina di un libro e difatti quando la si legge si fa fatica a distinguere se è realtà o è finzione. Con lei si vive un po’ di celebrità e si assapora la quotidianità vissuta con un uomo dello spettacolo. Ma Anne è anche inflessibile: se le si domanda qualcosa in più rispetto al divorzio con l’uomo della sua vita, lei non si sbottona e si limita a rispondere, “Questo non c’entra con il tema del libro”.

Quello che ci è dato sapere della relazione tra Anne Wiazemsky e Jean-Luc Godard è racchiuso in questo libro. Tutto il resto appartiene al privato.

“Gli uomini che ti vorranno scopare crederanno di scopare pure con Godard. Non saprai mai più se desiderano te o lui. Non sarà facile, cara la mia ragazza…”

VOTO: 8