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Recensione di Regina Nera

Autore: Giulietta Iannone
Testata: Liberi di Scrivere
Data: 4 aprile 2013

L’Alto Adige è uno stato dell’anima, ancor prima che un luogo.
Ma dietro questa calma apparente si nasconde un mondo duro e crudele. Fatto di lavoroche spezza la schiena, di tradizioni da preservare, ma anche dei fiumi di alcol che scorrono dentro i Gasthof la sera, di razzismo pronto ad esplodere, di masse di denaro che fluiscono nelle tasche dei residenti grazie agli affitti estivi e ai proventi della stagione invernale. La Provincia a statuto speciele foraggia gli altoatesini, incentiva gli albergatori e prospera grazie al turismo.
Guardare e non toccare.
Ma c’è anche una realtà per molti aspetti legata al passato, fatta di segherie e di distillati che bruciano la gola, di caccia al capriolo e raccolta di funghi. C’è ancora una vita governata da ritmi primitivi e sacri, i ritmi della natura. Sono sacche che resitono, nonostante la cortina di denaro che fodera tutto: l’Alto Adige ha ancora un cuore, perso da qualche parte.

Dopo due anni da La ballata di Mila, che aveva inaugurato nel 2011 la collana Sabot/age di EO, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, torna, sempre per la stessa collana, il personaggio creato da Matteo Strukul, Mila Zago, cacciatrice di taglie per la BHEG, in un sequal dal titolo significativo Regina Nera – La giustizia di Mila e sembra ormai che questa fortunata trilogia sia destinata a varcare i confini nazionali e trovare fortuna dagli USA all’Australia passando per il Sudafrica, notizia che penso debba far felice non solo l’autore ma l’intero mondo editoriale nostrano, data la difficoltà congenita di farci conoscere all’estero, ancora di più in un genere come il pulp noir in cui i precursori e maestri incontrastati parlano inglese. Per chi ha già letto La ballata di Mila forse le ragioni di questo successo sono più comprensibili, ma analizziamole assieme, prima di parlare del secondo episodio della trilogia da me appena letto. Matteo Strukul influenzato da tutto un magma di letteratura, cinema, fumetto pulp ha creato innanzitutto un’ eroina decisamente non convenzionale, simile a tante eroine ormai classiche, da Lara Croft, a Nikita, da O-Ren Ishii a Sema Gokalp dell’Impero dei lupi di Grangè, ma identica a nessuna: Mila Zago ha infatti una sua propria identità definita e una sua iconica rappresentazione molto peculiare, già i suoi lunghi dreadlocks rossi di per sé servono allo scopo, che la caratterizzano rendendola umana e nello stesso tempo invincibile. L’aspetto onirico non è da sottovalutare e lo scardinamento della realtà e della logica – ricordiamoci che è sempre una ragazzina che armata di katana taglia teste e scorrazza per il Veneto o prende a pugni tizi nerboruti che dovrebbero a rigor di logica farne strazio -  si accompagna ad un tentativo di sublimazione e di riscatto. Non dimentichiamoci che è un uomo che parla, un uomo che osserva le donne, si immedesima, fa sue le battaglie di emancipazione e liberazione che loro vivono. Soprattutto in questo secondo episodio la forza femminista è predominante. Una donna Laura Giozzet, la prima candidata premier italiana, leader di un immaginario partito delle Donne, rimane vittima di un attentato, un uomo le spara riducendola in fin di vita e le rapisce la figlia Giulia.  Cosa lega Laura Giozzet ad una donna ritrovata cadavere nella neve, brutalmente torturata e privata degli occhi? Mila Zago, incaricata dal BHEG di trovare la figlia scomparsa di Franz Rainer, lo scoprirà presto e la sua missione di giustizia la porterà a far chiarezza in tutta questa intricata faccenda e anche in se stessa. Tra politici corrotti, bande di bikers, musicisti heavy metal, fanatici di vecchi culti germanici, e tutta una fauna umana variegata e colorita, Mila Zago in compagnia della sua katana emerge come una vendicatrice coraggiosa e spietata, ma capace di gesti e sentimenti di grande umanità. La violenza iperrealistica delle scene di combattimento (scene curate da ogni angolatura, come se fossero fotogrammi di un film al rallentatore) sprigiona una carica vitale che infonde all’intera narrazione un ritmo anfetaminico e dilatato, come se di colpo la protagonista fosse catapultata in un caleidoscopio di suoni e colori dal quale esce trasfigurata. Sebbene il realismo spesso è posto in secondo piano, la componente di critica sociale che accomuna per esempio l’autore con Carlotto, e non mi stupisco che abbia scelto questo libro per la sua collana,  è molto marcata e da spessore e profondità all’ intera vicenda non facendola debordare in una fracassona e rumorosa saga da Luna Park. Mila Zago è un personaggio con una sua profondità: ha sentimenti e ricordi, ha un passato doloroso che getta crepe nella sua corazza di eroina invincibile, è sexy e affascinante, coraggiosa e generosa, sa essere spietata e dura ma solo per un suo senso personale di giustizia che la connota come un’eroina positiva, non ostante tutto. Strukul sta affinando lo stile, e per esempio quando parla di musica emerge il suo passato di critico musicale con piacevoli descrizioni che si capisce sono fatte da un intenditore ed un appassionato. La scrittura è diretta, veloce, frasi brevi, accelerazioni improvvise e vertiginose ricadute. Consigliato.