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Vendetta rossa

Autore: Piero Ferrante
Testata: Stato Quotidiano
Data: 4 aprile 2013

Chiudete gli occhi. Stendetevi. Fate un lungo respiro. Un altro. Ancora uno. Ritornate con la mente a un anno e mezzo fa. Correva l’anno 2011, la Terra raggiungeva i 7 miliardi di abitanti, Roberto Vecchioni vinceva il suo primo Festival di Sanremo, l’Africa maghrebina si sollevava contro i suoi tiranni, a Fukushima avveniva il più grande incidente nucleare della Storia dopo Cernobyl e la casa editrice E/O, sotto le stelle polari di Colomba Rossi e Massimo Carlotto, affidava a Matteo Strukul e alla sua “Ballata di Mila” (recensione su Macondo del 3 novembre 2012) l’onere e l’onore di inaugurare la collana ‘SabotAge’. Ecco, adesso riaprite pure gli occhi al mondo, sgranateli, tirate fuori tutta l’aria accumulata nei polmoni, correte a tutta in libreria. Perché Mila Zago è tornata, ha affilato le lame, fatto pratica di armi da sparo.

La sua seconda avventura, “Regina nera”, è roba da shock anafilattico, pura adrenalina, è la bava che cola ai bordi della bocca di un indemoniato. Trasuda sangue, “Regina nera”. E violenza carnale, dolore fisico, tormento psichico, turbamento dell’animo. Ma anche denuncia sociale e riflessione politica. D’altronde, a Strukul basta poco, appena quattro pagine, per dare il la ad uno spartito polistrumentale per katana, mitragliette e p38, martellante, stridente, elettrico. Uno spartito che racconta del ferimento di Laura Giozzet, la prima candidata premier della Storia d’Italia, del rapimento di sua figlia Giulia e del rinvenimento del cadavere senz’occhi di una ragazza nei boschi dell’Alto Adige. Da qui l’ingresso di Mila, investigatrice, giustiziera, vendicatrice. Soprattutto, donna. Donna ai tempi del femminicidio. Donna in un mondo in cui alle donne spetta un ruolo marginale. Donna che non subisce la giustizia, ma la fa. Complessa, Mila. Persa nella profondità dei suoi pensieri, in una vicenda personale che le è stata ostile, diventa debole. Ma fra i sentieri altoatesini, trentini, veneti, di fronte all’odore del sangue, si tramuta in uno squalo, in una predatrice. Precisa e inesorabile: una flebo di cianuro, l’artiglio di un puma. Come l’eroina di una saga mitologica proiettata in una setta di metallari dalle ambizioni vichinghe, percorre mondi che le sono avversi, spesso sconosciuti. Ma, da eroina, non molla un metro. Violenta contro chi usa violenza, tenace quando la costringono in catene, furente di fronte alle ingiustizie. Un contrappasso cremisi, Mila.

Inesorabile e assoluta come un ordigno di dinamite e bulloni che scoppia in un barattolo. E noi ci siamo dentro, investiti in pieno da un’ondata di rosso che frusta i sensi. I suoi dreadlock sono degli spilli furenti, aghi lunghi come mazze da baseball che s’insinuano sotto pelle, nella carne, entrano nelle vene, s’impadroniscono del sangue. Un’agopuntura invasiva ed efficace, sperimentata per nulla abusivamente nel laboratorio della letteratura da quello scienziato folle e geniale che è Matteo Strukul. Strukul che, con “Regina nera” si pone in pieno nel filone sugarpulp di cui lui stesso è mente. Come già ne “La ballata di Mila” infila un machete nel petto del Nord Est e, squartandolo con chirurgica precisione e libidinosa dovizia, ne cava fuori le budella tumorale, viscere infette da metastatici mali. Ma, questa volta, la critica sociale, che è spietata condanna sociale, è più sottile, volta a smantellare ogni pretesa superiorità morale di una terra viceversa in affanno etico oltre che economico. Strukul rivolta la borghesia del ‘ricco’ Nord come un calzino, dipingendola a tinte fosche, ottenute dal cupo grigiore di politici corrotti e dal nero infernale di giovanotti indignati e viziati.

Signori, Mila, la Regina nera è sul trono del noir. Strukul, suo signore, le sede accanto. Inchinatevi.

Matteo Strukul, “Regina Nera. La giustizia di Mila”, E/O 2013
Giudizio: 4.5 / 5 – Benvenuti nel regno di Mila