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“Mapuche” di Caryl Férey (2013)

Autore: Sabrina Peron
Testata: Il Domenicale del Diritto
Data: 5 aprile 2013

Tutte le classi dirigenti avevano partecipato al saccheggio: politici, banchieri, imprenditori del terziario, FMI, esperti di finanza, sindacati.
Le banche e le multinazionali avevano saccheggiato il cadavere politico del paese, lasciando solo sputi sui vetri satinati.
La politica neoliberale di Carlos Menem aveva ficcato il paese in una spirale infernale, una bomba a scoppio ritardato: aumento del debito, riduzione della spesa pubblica, flessibilità del lavoro, emarginazione, recessione, disoccupazione di massa, sottoccupazione, fino al blocco dei depositi bancari.
Jana aveva visto vecchie scorticarsi le mani sulle sbarre delle banche, vecchi piangere in silenzio nel liso abito elegante sfoderato per l’occasione, e poi la rabbia delle persone comuni … que se vayan todos! y que no se quede ninguno!... il foulard sul volto dei giovani, i loro toraci nudi offerti alle pallottole, i sanpietrini, le vetrine che esplodevano, i sassi lanciai sui blindati, gli idranti, le squadre antisommossa … que se vayan todos e non ne rimanga nessuno!
In questa Argentina in vendita, in una Buenos Aires livida, vive Jana, un’indiana Mapuche sradicata, senza contatti e senza dimora fissa. Jana che  contende l’osso ai cani e ai miserabili. Jana un’artista, che una notte, sui moli del vecchio porto commerciale, raccoglie Paula, un travestito che giaceva mezzo morto dopo il passaggio dei tifosi del Boca Juniors.
L’amicizia tra Jana e Paula, metterà in moto tutto il romanzo: nelle acque del porto affiora il cadavere  di Luz, il travestito che divideva il molo con Paula, orribilmente sfigurato e seviziato. Ma quella stessa notte è scomparsa anche una giovane fotografa,  figlia di uno degli uomini d’affari più influenti di Buenos Aires, sulla cui sparizione indaga Rubén Calderon uno dei pochi superstiti dalla famigerata ESMA, la prigione clandestina che inghiottiva i prigionieri e i loro figli.
E’ il passato dell’Argentina che viene a galla, insieme ai corpi di giovani che ancora affiorano dalle acque dove sono stati gettati con i voli della morte.
Un passato popolato di desaparecidos, di apropriadores di figli dei desaparecidos; un passato che ricerca l’impunità e che si riflette in un presente di abuelas alla ricerca dei loro nipoti e di giovani alla ricerca di un’identità estirpatagli per ragioni ideologiche. I niños difatti, furono privati della loro vera identità, della loro origine, della loro storia e della storia dei padri; furono spogliati degli affetti, dei valori e dei costumi familiari. Gli fu sottratta la possibilità di ritrovare le loro origini e di auto riconoscersi, trovando così un loro posto nel mondo.
Il diritto all’identità personale, non è solo quel complesso di risultanze anagrafiche che servono ad identificare un soggetto, ma è altresì il diritto ad essere se stessi in tutti gli aspetti, implicazioni, qualità e attribuzioni della propria personalità individuale. Come scrive il grande giurista peruviano Carlos Fernàndez Sessarego, il diritto all’identità è il diritto a che “no se le conteste ni se le usurpe así como que no se le utilice para otros fines, como los comerciales, sin su asentimiento. El deber que simultáneamente contiene el nombre es el de no modificarlo, salvo en casos excepcionales y por mandato judicial, pues con el nombre es el más común medio para  identificar a la persona en sociedad” (C. Fernàndez Sessarego, El derecho a imaginar el derecho). El derecho de ser “yo mismo y no otro”, il diritto di essere se stesso e non un altro.
Il diritto all’identità personale, la cui tutela, nel nostro ordinamento, viene solitamente invocata in casi di utilizzo illecito delle immagini (ex art. 96  e 97 L.A.) e/o nel caso di diffamazione a mezzo mass-media / violazione privacy, in Argentina ha assunto l’aspetto drammatico di una lotta per la riconquista dell’identità perduta a causa del terrorismo di Stato. Lotta portata avanti, in primis, da le Abuelas de Plaza de Mayo, grazie alla quale dal 2005 è stata emanata la Ley de Protecion Integral de lo Derechos de las Niñas, Niños y Adolescentes, il cui art. 11, stabilisce proprio il diritto del minore alla sua identità, al fine di evitare falsificazioni e snaturalizzazioni. Sempre con le parole di Sessarego si vuole perseguire il diritto a che la “persona no quede cristalizada en la n coincidencia con su verdad historica y por eso el derecho se endereza a la defensa de la mismidad de la persona frente a toda acciòn tendiente a desfigurarla”.
Perché come si legge anche nel libro Mapuche, la violazione del diritto all’identità, impedisce di “amare, sperare, costruire o evolversi”, perche con la negazione del diritto ad essere se stessi la menzogna si insinua “ovunque, offuscando gli spiriti e le azioni, contaminando i sentimenti”.