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Jerome Ferrari, Il sermone sulla caduta di Roma

Autore: Cecilia Lazzaroni
Testata: Finzioni
Data: 8 aprile 2013

Una lingua ricca, a tratti quasi ridondante per il romanzo vincitore del Prix Gouncourt 2012; mai colloquiale, ogni parola utilizzata è la migliore delle parole possibili. Che Jérome Ferrari stesse usando il francese come se fosse tedesco I'ho pensato quasi da subito, al quarto periodo della prima pagina: 15 righe di frase che, una virgola dopo l'altra, mi hanno fatta perdere per poi ritrovarmi in Corsica. 

Là i due amici Libero e Mathieu, abbandonati i loro studi di filosofia in Francia, decidono di prendere la gestione del bar del piccolo villaggio in cui vivono e creare così il loro mondo. Che riesce ad essere davvero, per un po' di tempo, il migliore dei mondi possibili, attorno a cui gravitano i personaggi variopinti del piccolo villaggio corso.

Si tratta però de Il sermone sulla caduta di Roma e, come il titolo fa presagire, i segnali di sfaldamento non tardano ad arrivare; sono tanti i mondi che finiscono nel corso del racconto, tutti senza fare rumore: non solo quello di Libero e Mathieu, ma anche l'impero coloniale francese e l'adolescenza del protagonista. Ferrari non lascia nulla al caso. Mentre si susseguono suggestioni da Sant'Agostino, Leibniz e Spinoza, la narrazione, citandoli, dà forma al loro pensiero. Allo stesso tempo, la vicenda individuale di ogni personaggio rispecchia in sé parte della storia collettiva: è il caso dell'archeologa che scava per riportare alla luce mondi passati affinché, sotto al suo sguardo, possano rivivere; o del padre di famiglia che, da primo bicchiere bevuto sul lavoro, non riesce più a porre un freno alla propria corruzione.

Ci sono quei libri che non finiscono quando, all'ultima pagina, si chiudono: Il sermone sulla caduta di Roma è uno di quelli. Terminato il romanzo, sono corsa a sfogliare Sant'Agostino e Leibniz, ancora cercando di capire. Pure senza risposte e senza equipaggiamento filosofico però, il più semplice dei livelli di lettura è già in sé evocativo e affascinante: Ferrari risulta sontuoso e splendidamente suggestivo, portando alla mente immagini di abbondanza e decadenza, come una giornata d'estate in cui il calore accentua gli odori, rendendoli dolci, poi nauseanti.