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Intervista a Matteo Strukul

Autore: Laura Ruffino
Testata: ItalNews
Data: 19 aprile 2013

Per i lettori di Italnews un’opportunità meravigliosa conoscere meglio Matteo Strukul, autore di grandissimo livello, ideatore del personaggio di Mila Zago.

Come e quando il desiderio di diventare uno scrittore ha preso il sopravvento sulla tua brillante carriera accademica? In parole povere perché hai scelto la strada più difficile, ovvero la libertà?

Be’, cara Ester, anzitutto grazie per lo spazio che mi concedi su Italnews. Ciò detto e per rispondere alla tua domanda non è stata una scelta così difficile quando in palio c’è la libertà come dici tu. Perché poi è proprio così: sono un uomo libero. E non c’è niente di più bello. Sono molto fortunato. Devo anche dire che l’esperienza accademica è stata, per alcuni aspetti, affascinante ma il fatto che qualcuno legga le mie storie, e che io possa vivere di questo, be’ quella è una sensazione pazzesca. Ho sempre voluto scrivere. Ho cominciato circa dieci anni fa con le riviste di musica e ho lavorato a lungo, da professionista, nell’editoria – sono tuttora line editor di Revolver il marchio dedicato al noir di Edizioni BD – sono stato addetto stampa, collaboratore di quotidiani e riviste, sono attualmente direttore di collana e traduttore, ho ideato e fondato Sugarpulp di cui dirigo il Festival e dulcis in fundo sto imparando a sceneggiare fumetti. E tutto questo è servito in modo straordinario ad aiutarmi a comprendere i meccanismi dell’editoria. Faccio un esempio molto concreto: un autore di romanzi non è di per sé uno sceneggiatore di fumetti, proprio per niente. Quello dello sceneggiatore è tutto un altro mestiere e va imparato. Però avere un Maestro come Victor Gischler – che ha sceneggiato Punisher, Deadpoool, la nuova serie degli X-MEN, The Shadow, Spike – è un gran bel privilegio e poiché con Victor c’è un ottimo rapporto – sono suo ufficio stampa da 5 anni – ebbene adesso prendo “lezioni” da lui gratis. Questo non fa di me necessariamente un bravo sceneggiatore ma con tutti i trucchi che m’insegna lui qualcosa di buono anche nella mia testa vuota ci resta di sicuro. Se a questo aggiungi che sto lavorando da un anno con una star come Vitti, be’ alla fine devo migliorare per forza eh eh. Detto questo, immagino anche che loro abbiano visto qualcosa in me altrimenti mi avrebbero mandato a quel paese, voglio dire è lavoro mica pizza e fichi. Quello che penso però è che l’editoria nei propri meccanismi e nelle figure che la compongono ti aiuta – e molto – e prima di arrivare a pubblicare un romanzo devi sudare, lavorarti addosso, leggere come un pazzo, studiare gli autori che ami, conoscere il lavoro di promozione e essere disposto a affrontare tour infiniti per farti conoscere dai lettori. Insomma è un lavoro complesso ma bellissimo e molto gratificante. Ma comincia da molto lontano. E quando arrivi al secondo romanzo non è cambiato nulla, funziona sempre nello stesso modo. Non arrivi mai, devi sempre lavorare sodo per migliorare. E poi il vantaggio di conoscere autori come Gischler, Guthrie, Lansdale, Willocks, Winslow, Carlotto ti fa capire che devi farti un culo così se vuoi un giorno arrivare a stare con i migliori. Inoltre ti aiuta ad avere un senso della prospettiva. Sì, certo, puoi essere bravo finché vuoi, (e non è il mio caso) ma fino a quando non vieni pubblicato in almeno una ventina di Paesi, questa gente non la vedi nemmeno con il cannocchiale, quindi dico io rimboccarsi le maniche, dire grazie, e lavorare duro. In quest’ottica sono contento che “Regina Nera” ti sia piaciuto perché rispetto a “La ballata di Mila” ho provato ad alzare l’asticella. Non so se ci sono riuscito, ma per certi aspetti è un romanzo su cui mi sono davvero speso tanto.

Mi vuoi rivelare qualcosa in più su Mila, ovvero, qualche tratto del suo carattere che non hai esplicitato nel romanzo ma che tu consideri un elemento base della sua personalità?

Ma’, non so se non ho rivelato tutto, certo… sai una cosa? Mi pare chiaro che Mila deve avere un grande amore eh, eh, le lettrici lo esigono, ma credo che un amore per lei comporti comunque qualcosa di tragico. Non lo so, Mila è come la marea, la tempesta e l’assalto, c’è una profonda inquietudine in lei, c’è un mondo che le è stato rovesciato addosso e che l’ha quasi uccisa. Eppure Mila è ancora lì: per certi aspetti è pura come il colore di una bandiera che garrisce al vento, per altri è merce avariata come dice lei. E in questa danza macabra fra luce e ombra si consumano le sue avventure. C’è anche il sorriso, l’autoironia, un modo molto femminile di essere gaglioffa e strafottente, ma è in parte una facciata, una cortina leggera con cui difendersi e non lasciar uscire i sentimenti, quelli che qualcuno sembra averle bruciato per sempre. Non lo so, il punto è che è Mila che decide quello che posso e non posso dire: il primo romanzo era più luminoso, anche se aveva profondi squarci neri, il secondo è cupo e sofferto come un crepaccio che porta dritto alla pancia dell’inferno. La personalità di Mila è palesemente disturbata. C’è un dolore che cresce e deflagra e che è praticamente ineluttabile. Ma magari non sarà sempre così. Però è un’evoluzione, un cambiamento continuo. Mila è una di noi ed è una donna formidabile, come formidabili sono molte donne di questo Paese. Solo che devono capirlo, spero che si diano una mossa e lo facciano al più presto, ne abbiamo davvero bisogno. Ecco, Mila è così: deve ancora capire molte cose, deve accettare molte cose…e non è detto che ci riesca.

•   Mila in “Regina nera” va via, in automobile, con un gattino, ha un gran bisogno di essere amata ma non riesce ad amare a causa degli abusi che ha subito. Credi che in Italia siano pronti per un romanzo di denuncia come il tuo?

Non lo so ma provocatoriamente e citando una frase importante, non mia, dico “Se non ora, quando?” Quand’è che saremo pronti? Io penso che sia già tardi, in questo Paese non cambia mai nulla perciò mi sono affidato a Mila e l’ho fatta urlare, vediamo che succede, voglio provare a presentare questo romanzo anche presso circoli e associazioni femminili perché mi pare ci sia un gran bisogno di ascoltare le donne, che è quello che vorrei fare come autore, e di parlare con loro. C’è bisogno di vero dialogo, di condivisione, di far capire che ci sono uomini che stanno davvero dalla loro parte e su cui, se vogliono, si può contare. Certo, il bisogno di amore è in ognuno di noi. Io sono molto fortunato da questo punto di vista, perciò mi sono chiesto che cosa sarebbe accaduto se tutto quell’amore semplicemente non fosse mai esistito, fosse stato ucciso subito, assassinato ancora prima di nascere. Mila è la risposta, eppure Mila non si è arresa nemmeno da quel punto di vista.

Nei tuoi romanzi affronti molti argomenti che riguardano i lati più oscuri e scottanti della società Italiana. Credi che l’informazione nel nostro Paese tratti in modo eccessivamente superficiali tali temi?

Lo credo eccome e non perché non ci siano bravi giornalisti, ce ne sono a bizzeffe ma esistono anche poteri interessati alla disinformazione e al silenzio interessato. Adesso tutti si riempiono la bocca con la parola femminicidio, è diventata una moda. Ma la sensazione è che – passata la marea – tornerà tutto come prima. Il punto vero è che dovremmo cominciare ad ascoltare le donne, non lo abbiamo mai fatto del resto, confrontarci davvero con loro, invece gli uomini sono terrorizzati al solo pensiero. E poi, pur con tutto questo gran parlare, le donne ammazzate sono sempre un numero impressionante in questo paese e se ti vai a leggere i dispositivi delle sentenze ti rendi conto di quanto le cause di tutto questo risiedano nel senso d’inadeguatezza dei maschi. Il coprire tutto, o quasi, con una patina di sensazionalismo non aiuta a svelare la realtà. Ma la colpa non è solo e soltanto dell’informazione, piuttosto va ricercata nella presenza a tutti i livelli di una politica fatta da uomini mediocri e affamati di potere che hanno interesse a mantenere i propri privilegi a scapito delle nuove generazioni. Non si sarà mai abbastanza vecchi in Italia e se hai quarant’anni ti considerano un poppante senza esperienza. Certo non tutti sono così, esistono persone generose e che ti danno una possibilità ma devi andarle a cercare con il lanternino. Ecco io credo che il problema vero dell’Italia, anche per quel che riguarda l’informazione, sia quello del ricambio generazionale, in questo le persone della mia età, la generazione X, ha la responsabilità di aver subito troppo a lungo anche se fortunatamente qualcosa si sta muovendo. Ad esempio, nel mondo della narrativa, una nuova generazione di autori è uscita fuori allo scoperto, penso a scrittrici come Marilù Oliva, Francesca Bertuzzi, Lorenza Ghinelli e a scrittori come Simone Sarasso, Giuliano Pasini, Pierluigi Porazzi, Paolo Roversi, tutti sotto i quarant’anni. Hanno il merito indiscutibile di aver portato un’ondata di novità nell’asfittico panorama narrativo italiano e di averlo fatto finendo anche in classifica.

La scelta del romanzo pulp-noir ti dà modo di affrontare tematiche molto serie coinvolgendo molte più persone rispetto ad un “semplice” saggio! Io la trovo una strategia eccellente e coraggiosa perché scegli un genere letterario d’intrattenimento per veicolare messaggi socialmente molto forti. Puoi dirmi come sei giunto a fare questa scelta?

Credo sia tutto legato al tema Sabot/Age della collezione cui i miei romanzi appartengono. Sabot/Age è diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto e compie un’operazione di sabotaggio nei confronti di tutte le storie negate di questo Paese. Utilizzando i generi più diversi, i romanzi Sabot/Age hanno raccontato temi taciuti come la mafia cinese in Veneto, la corruzione nelle forze di polizia, la spartizione politica delle cariche pubbliche nella malasanità pugliese, la cultura della sopraffazione nei confronti delle donne e tanto altro. In questo senso, ringrazio Colomba e Massimo per aver scelto un approccio e un leitmotiv come questo perché penso che l’elemento della realtà negata e raccontata attraverso il romanzo sia stato un quid pluris essenziale per le mie storie. Non si tratta di travestire le indagini con il linguaggio del romanzo, piuttosto di dare alla storia che racconti un’anima viva e vibrante. O almeno di provarci.

Aggiungere il fumetto al romanzo significa raggiungere e sensibilizzare, tramite un altro medium, anche persone che non leggerebbero mai un libro?

Mah, non lo so, diciamo che risponde più a un mio bisogno, o comunque a una mia idea. Fumetto, cinema, serie tv e videogame hanno una forte influenza sul mio lavoro perciò frequentare anche quei linguaggi come autore mi sembra importante. Ne ho un infinito rispetto e sono maledettamente curioso. E questo è il senso di quello che facciamo ad esempio a Sugarpulp. Il mash-up narrativo, il cross-media non sono più opzioni ma necessità per quel che mi riguarda. Se voglio fare in modo che i nuovi lettori arrivino ai libri devo dare loro ritmi, trame, personaggi che siano al passo con i tempi: credo che il mix di questi generi espressivi sia la risposta. Naturalmente questo non significa abbassare il livello, proprio per niente. Nel mio nuovo romanzo – Regina nera – ho provato a mescolare le fiabe gotiche della letteratura tedesca di Hoffman e Schiller con l’horror di Rob Zombie e l’epica del Nibelungenlied, passando per le suggestioni acide di autori come David Peace e Tim Willocks e aggiungendo Tom Clancy e i fumetti di Garth Ennis e certe trovate geniali di Dan Abnett. La domanda è: possiamo ancora inventare qualcosa di nuovo? Non lo so, ma di sicuro posso rinnovare il genere, mescolare il pulp con il gotico e il noir, ottenere nuove miscele, contaminare il fumetto con la letteratura, farcirlo con spunti da videogame. Tomb Raider? Max Payne? Vale tutto, basta conoscere la materia e tenere un tuo stile, anzi forgiare quel tuo stile proprio attraverso le contaminazioni. Non c’è niente di più bello per me. E credo che ai lettori – giovani e meno giovani – questo esperimento piaccia, perché alla fin fine questa cultura pop che respira nelle mie storie prova ad andare a tempo con il mondo in cui viviamo senza per questo rinunciare alle suggestioni e alle influenze della grande letteratura. Insomma, io non faccio affatto grande letteratura, figuriamoci, ma ne leggo continuamente ed è un ottimo modo per ricordarmi qualcosa, in modo che anche il lettore che magari non leggerebbe pulp possa trovare nelle mie storie qualcosa di buono. Per questo, quello che leggete nei romanzi di Mila non è pulp ma è Sugarpulp, cioè un pulp adulterato, una narrativa popolare e di genere che non si arrende alle barriere ma prova a scavalcarle per trovare formule nuove. Del resto se pensiamo a quanto hanno contribuito le riviste pulp – americane e italiane – e gli scrittori in esse pubblicati, a creare personaggi immortali – Tarzan, Conan, Allan Quatermain, The Shadow, Zorro – be’ ci rendiamo conto che quello che dico ha un senso, eh eh.

Essere apprezzato sia da Carlotto che da Lansdale come ti fa sentire?

Davvero molto bene: per me sono due autori leggendari, quindi guarda, libidine assoluta.

Tra quanto vedremo Mila protagonista di un film?

Bella domanda, dunque c’è davvero molto interesse e Lyda Patitucci ha girato un teaser pazzesco che potrai vedere a Roma alla serata dedicata a Mila al Kino nel quartiere del Pigneto sabato 13 aprile p.v. E giuro che quello che ha girato Lyda è un capolavoro. La protagonista fra l’altro è una bravissima attrice come Giulia Bertinelli che potrebbe essere una Mila incredibile, del resto ha già recitato in “Tulpa” di Federico Zampaglione che sta per arrivare nelle sale. Ma nel cinema le cose sono molto complicate. Credo dovremo aspettare ancora un po’, ma, ad esempio, fino a qualche mese fa chi avrebbe detto che i romanzi di Mila sarebbero stati pubblicati in USA, UK, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Canada? Invece a partire dal 2014 la serie verrà pubblicata in questi 6 Paesi, quindi credo che dobbiamo avere solo la pazienza di aspettare ancora un po’ intanto voi dite in giro che volete il film di Mila e comprate i libri e i fumetti, facciamo vedere ai produttori che il personaggio spacca e sicuramente accorceremo i tempi per uscire con un film. Proprio qualche giorno fa ho ricevuto una mail da parte di una persona che lavora per una società affiliata alla Warner Bros… e non sto scherzando. Anche qui un’osservazione: abbiamo una regista donna di trent’anni, un’attrice ancora più giovane ma già con un curriculum importante che potrebbe finalmente girare alla grande nelle parti d’azione, un personaggio femminile che non esiterei a definire FORTE, sogno una produttrice che voglia dare fiducia a queste donne…Maria Grazia Cucinotta? Rita Rusic? Sonia Raule? Anna Falchi? Nicoletta Mantovani? Fatevi sotto, cazzo!

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Allora sicuramente una marea di scrittori, ne cito alcuni: Ernst Theodor Amadeus Hoffman, Friedrich Schiller, Emilio Salgari, Cormac McCarthy, James Ellroy, Robert Louis Stevenson, Robert E. Howard, Massimo Carlotto, Joe R. Lansdale, Alexandre Dumas, Caleb Carr, Tim Willocks, Victor Gischler, Dan Simmons, Arthur Conan Doyle, Anne Perry, Karen Traviss, Theodor Storm, Novalis, Italo Calvino, William Saroyan, Erich Maria Remarque, Erskine Caldwell, William Faulkner, Daniel Woodrell, Allan Guthrie, David Peace, Joseph Conrad, Joerg Juretzka, Anthony Neil Smith, Ray Banks, Agota Kristof, Ian McEwan, Chester Himes, Mickey Spillane, Gregg Hurwitz, Duane Swierczynski, Christa Faust, Megan Abbott, Jim Thompson, Jean Claude Izzo, Pedro Juan Gutierrez, Charles Bukowski, Truman Capote, Heinrich Von Kleist, Stuart MacBride, e con gli autori mi fermo qui…ma ce ne sarebbero altri 3000, per la parte legata al fumetto cito perlomeno Garth Ennis, Jason Aaron, Dan Abnett, Warren Ellis, Frank Miller, Alan Moore, Brian Michael Bendis, Mike Greel, Brian Wood, Brian Azzarello; per il cinema vado con Robert Rodriguez, Rob Zombie, Quentin Tarantino, Guy Ritchie, Sam Peckinpah, Sergio Leone, John Woo, Zack Snyder…ultimamente devo piazzare però almeno qualche serie TV: Sons of Anarchy, Spartacus, Game of Thrones, Bo