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Trinacria Park, palcoscenico di un’umanità dalle tante facce

Autore: Francesca Marone
Testata: Caffenews
Data: 13 aprile 2013

Potrebbe essere un saggio il libro di Massimo Maugeri, per la capacità di far pensare al destino di un’umanità che si muove sul palcoscenico dove nulla è come sembra. Potrebbe essere un thriller perché c’è l’incontro con la morte ed una certa violenza, un giallo perché il mistero fa la sua comparsa, un romanzo perché fra le righe c’è la storia delle vicende umane dei tanti personaggi che lo popolano. Forse è tutte queste cose messe insieme ma senza mai rendere la lettura intralciata dall’elaborazione dei pensieri che essa stessa suscita. L’isola che non c’è è un doppio, un miraggio, un progetto che vorrebbe essere specchio di quella vera. Montelava, come cosa viva, si trasforma e trasfigura i suoi stessi abitanti. Intrighi, vite individuali che portano con sé tragedie mai superate, segreti mai rivelati e rancori e rabbia mai esplosi.

Il linguaggio è attento, curato e sempre ricco di suggestioni anche dialettali, di formule molto personali, di ibridazioni con termini che portano il lettore, in molti punti della storia, dentro un vortice di straniamento forte. I personaggi sono tanti e tutti ben disegnati con una loro corporeità che pare si possa toccare con mano, ci si aggira fra loro sentendoli sempre più reali e riconoscendone i particolari fisici. L’epidemia è così vera da ricordare in alcuni passi il senso profondo di angoscia che mi suscitò la lettura di Cecità di Saramago, quel malessere fisico come se in mezzo alle parole della storia il lettore si potesse muovere in carne ed ossa. Fra richiami mitologici alle Gorgoni, intrighi Hollywoodiani, politici corrotti, menzogne e drammi personali, immenso s’erge l’amore per la propria terra: la Sicilia. Nonostante le aggressioni, i tradimenti, e le difficoltà, l’attaccamento carnale alla Sicilia vola più alto di ogni testa, di un parco gigantesco, della riproduzione dell’Etna, della realtà stessa. Come un canto si leva eterno sopra ogni cosa.


Massimo Maugeri
Qualche domanda allo scrittore Massimo Maugeri:

Vorresti dirci come è nata l’idea di questo tuo nuovo romanzo?

Ho immaginato l’esistenza di questa piccola isola siciliana (Montelava), al largo della costa jonica, proprio di fronte all’Etna. Ho immaginato che quest’isola fosse stata, negli anni, deturpata dall’edilizia selvaggia e dall’industria siderurgica. Ho immaginato un grande piano di riconversione, fondato sulla costruzione di questo enorme parco tematico che è – appunto – il “Trinacria Park”. Ma si tratta di vera “riconversione”? E sulla base di quali “prezzi”? E per l’interesse di chi? La storia nasce da queste suggestioni. A quel punto, nella mia testa, sono apparsi i primi personaggi. E la trama ha cominciato a prendere corpo…

Nella storia non esiste un unico personaggio ma emerge una coralità anche complessa da gestire, che rapporto hai avuto con i tanti personaggi della storia?

Questa è stata la mia grande sfida. Quella, cioè, di non puntare su un solo protagonista attorniato da qualche comprimario. Nel romanzo ci sono almeno sei personaggi che rivestono un ruolo di primo piano (escludendo l’isola, che è un “personaggio” a sé). La storia ruota intorno a loro. Certo, è molto più difficile gestire un romanzo strutturato in tal modo. Ma mi sono detto che c’era la possibilità di creare “un mondo” e farlo vivere. E ho provato a farlo. Devo dire che dalle prime recensioni di cui “Trinacria Park” ha beneficiato, e dagli ottimi riscontri dei lettori, credo che la sfida sia stata vinta.

Intrighi, menzogne e rivelazioni. Eventi che cercano nuove rappresentazioni.  La memoria ha un posto importante nelle necessità del raccontare?

La memoria ha un posto importante nella vita di tutti noi. E la letteratura attinge alla memoria e all’esperienza, cercando di scrutare nell’animo umano e nella contemporaneità con cui esso deve fare i conti. In “Trinacria Park” ho cercato di raccontare il nostro tempo attingendo alla memoria e al Mito (in particolare quello delle Gorgoni). E ho cercato di farlo utilizzando anche un approccio visionario, che – a mio modo di vedere – oggi è più capace di agire sull’inconscio del lettore.

Sento molto, da lettore, l’esigenza gustarmi storie che siano capaci di penetrare nello spirito e nelle ossa. Con “Trinacria Park”, come scrittore, spero di esser riuscito a offrire qualcosa di analogo.

Quando descrivi l’immenso menu della serata di inaugurazione fai davvero venire l’acquolina, sembri fra l’altro molto esperto… che rapporto hai con il cibo della tua terra?

Ottimo, direi. La cucina siciliana è tra le più gustose al mondo. E – in effetti – ci sono le due pagine del romanzo dedicate al buffet dell’inaugurazione del parco che hanno fatto venire l’acquolina in bocca anche a me, quando le ho rilette. Ammetto, però, di essere molto più esperto nel ruolo di “buona forchetta” che in quello di cuoco.