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Trinacria Park di Massimo Maugeri

Autore: Francesco Roat
Testata: Wuz.it
Data: 19 aprile 2013

Di primo acchito potrebbe apparire un giallo o un noir, ma non è assolutamente tale l’ultimo romanzo di Massimo Maugeri, Trinacria Park (Edizioni e/o), in quanto il suo spettro cromatico creativo è ben più ampio, rivelandosi il libro al contempo un accorato j’accuse polemico dei mali che avvelenano la sua terra natale – la Sicilia −, un variegato racconto fantapolitico, una narrazione all’insegna dello scavo psicologico e non da ultimo una riflessione sui disvalori di cui è permeata la società contemporanea. Questo e forse qualcos’altro ancora, se teniamo conto che in Trinacria Park si tratta, fra l’altro e non marginalmente, pure d’amore.
Premetto ciò anche perché, come confessa Valerio Evangelisti nella sua acuta prefazione al testo, tentare il riassunto di una trama così articolata e complessa in poche righe è non solo arduo, ma praticamente impossibile. È quindi difficile presentare ai lettori un’opera siffatta, ricca di temi, personaggi e rimandi a sub-narrazioni che comunque Maugeri riesce ad orchestrare con notevole abilità consentendoci di orientarci in modo agevole entro questa storia (queste storie) su una Sicilia solo in superficie solare, ma che qui si rivela terra di intensi ed assai cupi contrasti, di torride contraddizioni e passioni.

Ma a cosa allude innanzitutto il titolo, che è poi la cifra del romanzo? Al progetto di creare una specie di sicula Eurodisney: una dispendiosa ed ambiziosa realizzazione turistico-ludico-ricreativa non sai se frutto di megalomania o di ingegnosità truffaldina. Una cosa sembra sin dall’inizio certa: gli interessi e i soldi in gioco sono molteplici e sin troppi i personaggi ambigui che gravitano intorno al Park. Come risulta evidente l’insincerità degli stessi che indossano, più o meno efficientemente, delle vere e proprie maschere pirandelliane con cui invano tentano di celare i loro intenti. Primi fra tutti alcuni attori e attrici, che tuttavia paiono ingaggiati da Maugeri per recitare una doppia fiction: quella prevista dal copione e quella messa in scena dalla loro privatissima simulazione.

Una cosa però accomuna un po’ tutti − comparse e protagonisti − in questa tragicommedia: un egocentrismo accentuato, una profonda aridità affettiva ed il non essere in grado di provare empatia, che semmai essi ostentano a parole, tramite una recitazione inautentica, tesa quasi sempre a celare/camuffare quanto urge in loro. Sarà la drammaticità di avvenimenti luttuosi (collettivi e privati) a costringerli nolenti o volenti a gettare ogni maschera, a rivelare fragilità inaspettate o risvolti caratteriologici e comportamentali a tutta prima imprevedibili.

Snodo e scacco del romanzo è una moria fatale che viene a sconvolgere lo scenario caleidoscopico e sfarzoso del Trinacria Park. Scoppia infatti all’improvviso il colera e le vittime sono molte, troppe, fra le quali persino l’uomo politico più influente in loco: il presidente della Sicilia, che il Park ha voluto e sponsorizzato. Iniziano dunque a diffondersi fra la gente impaurita una serie di ipotesi stralunate sull’origine innaturale dell’epidemia, forse fatta scoppiare dalla mafia o da fantasmatici terroristi islamici. Risultato: una cortina di fumo che cela ben altre cause e rende ancora maggiormente intricata la vicenda.

Fra attrici debitamente maliarde, politici affaristi e uomini senza qualità si avvia quindi alla conclusione il dramma di Maugeri e della sua Sicilia: frutto di invenzione, certo, ma non per questo poco aderente alla realtà. Si scopriranno comunque gli altarini e – accennavo sopra – cadranno tutte le maschere lungo un sofferto percorso destinato a produrre agnizioni, espiazioni e persino una salutare catarsi. Solo allora – caduto ogni travestimento − il lettore potrà scorgere il volto umano, troppo umano di ognuno. Niente lieto fine però, sia ben chiaro, in questo romanzo dove il troppo facile moralismo è bandito, come una chiusa consolatoria a buon mercato.
E, per concludere anch’io, tanto di cappello alla bravura fabulatoria di Maugeri: per avere inventato in modo arguto e sapido una vivace storia d’ordinaria follia isolana, per essere riuscito a fabbricare un romanzo avvincente a sicura tenuta di lettore e, non da ultimo, per aver saputo mettere a nudo i suoi personaggi (oltre alle tre memorabili prime donne), riuscendo a farci partecipi delle inconfessabili emozioni che li inquietano ma li rendono così credibili e attuali.