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"Preghiere notturne" di Santiago Gamboa

Autore: Gianluca Di Cara
Testata: Flanerì
Data: 23 aprile 2013

Non è affatto semplice riuscire a parlare di un libro come l’ultimo di Santiago Gamboa, Preghiere notturne (E/O, 2013). Forse il modo migliore di farlo è citando uno dei suoi personaggi, Manuel: non è un noir, ma uno strano romanzo d’amore. O forse affermando l’esatto contrario, non è uno strano romanzo d’amore, ma un noir. È facile però vedere al suo interno anche un’autobiografia romanzata, un Gamboa che, attraverso uno dei suoi protagonisti, ci fa entrare nel complesso mondo della diplomazia, che ha conosciuto in prima persona. Come dimenticare, però, gli attacchi frontali alla politica e, nello specifico, alla politica sanguinaria del governo colombiano di Álvaro Uribe, cui non sono risparmiate feroci condanne? Il romanzo che abbiamo per le mani è tutto questo, e non solo: è un’opera che rientra facilmente nel campo della metaletteratura, che regala spunti di lettura, che presenta temi complessi da approfondire senza mai risultare in alcun modo pesante.
Preghiere notturne racconta di due fratelli colombiani cresciuti in una famiglia del ceto medio quasi completamente priva di cultura, vittima del populismo di un presidente corrotto e di un regime paramilitare che sta lentamente distruggendo il loro paese. Più precisamente, per usare le parole dell’autore, tratta di «due persone che anelano a essere dimenticate, e (del)la vita che si frappone fra di loro come un muro». Manuel, il secondogenito, vive un rapporto particolarmente difficile con i genitori, con cui ha davvero poco in comune, e vede nella sorella Juana un’ancora di salvezza. Lei si promette di portarlo via da quella casa e dalla Colombia ed è disposta a fare qualsiasi cosa per raggiungere questo obiettivo, persino vendere il suo corpo, cosciente di farlo da una posizione di controllo: non è una donna debole, ma una donna forte che sa usare la propria bellezza per sottomettere politici, militari e chiunque altro le serva per migliorare la propria vita e quella del fratello. Una serie di eventi che sfugge al suo controllo la porterà ad abbandonare la Colombia in completa segretezza, senza lasciare alcun tipo di messaggio al fratello, che si metterà alla sua ricerca. Questa sua decisione, un atto di puro amore, porterà a conseguenze molto dure: Manuel la cercherà per il mondo, quasi improvvisandosi investigatore, finendo col cadere vittima di un complotto orchestrato da narcotrafficanti thailandesi che gli varrà una condanna a morte. È qui che entra in scena l’alter-ego di Gamboa: il console della Colombia in India viene chiamato a lottare contro il tempo per salvare il ragazzo e trovare Juana, facendoci entrare nel vivo della trama.
Lungi dall’essere un semplice romanzo d’avventura, Preghiere notturne trova un equilibrio quasi perfetto tra narrazione, invenzione, critica sociale e accenni all’alta letteratura e alla filosofia. Attraverso la voce dei suoi personaggi, riusciamo a scoprire di più sulla Colombia di Uribe, leggiamo considerazioni politiche di un certo spessore e notiamo, ancora una volta, l’importanza della cultura per la vita civile.
Tra gli altri, come si diceva, Gamboa scrive di persone del ceto medio che disprezzano la cultura, probabilmente perché è stata loro preclusa, e che fanno cieco affidamento sulla televisione e sul populismo più bieco che essa trasmette, che le porta ad ascoltare di massacri, stragi e sparizioni senza battere ciglio, senza interrogarsi sul loro significato. Guardando oltre l’accusa sociale, focalizzata principalmente sulla Colombia, tra le pagine di questo libro troviamo richiami anche per noi europei, molto spesso chiamati in causa come modello da non seguire, e in un certo senso ammoniti affinché non cadiamo nelle trappole che una presunta democrazia ci tende.
Nonostante i temi importanti che fanno da sfondo alla storia principale, e che al contempo la completano, l’autore ci dona un bel romanzo, scorrevole, dalla narrazione fluida e dallo stile impeccabile.