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Trinacria Park, di Massimo Maugeri

Autore: Elena Mearini
Testata: LiberoLibro.it
Data: 24 aprile 2013

Massimo Maugeri è un poeta che malmena la menzogna, un poeta torturatore che usa la frusta della parola per cavare verità dalla bugia. Il suo romanzo (“Trinacria Park”, edizioni e/o) racconta i travestimenti della vita, le congetture dell’uomo, le illusioni attuate per distogliere lo sguardo dal vero. Perché il vero è un po’ un volto di Medusa che ti costringe a stare lì, dove vieni colto, nell’immobilità della pietra, nella materia che non lascia via di fuga. La verità spesso è meraviglia e orrore, epifania e spavento. Maugeri lo sa bene, lui che di meraviglia e orrore ne sa parecchio, essendo cresciuto in una terra, la Sicilia, qui raccontata attraverso un linguaggio vero, brutale e poetico assieme, fatto d’immondizia e tramonti sul mare, di spiagge fustigate e di onde risorte.
Montelava è un’isola minore, una figlia della grande Sicilia, figlia che pare orfana perché abbandonata al malaffare, al degrado. Montelava può risorgere grazie al grande progetto del Trinacria Park, un enorme parco di divertimenti che dovrebbe superare il celebre Eurodisney di Parigi. Ma la resurrezione viene proposta attraverso l’artificio del finto, è il Dio hollywoodiano a infondere respiro a questa nuova versione di Montelava. Infatti, la settimana dell’inaugurazione del parco, prevede la partecipazione di personaggi illustri del mondo dello spettacolo, attori semifalliti, produttori corrotti, attricette emerse per lenzuola sudate e baci svenduti.
Un Dio finto non può offrire vita vera, quella sta infangata nel sotto delle coscienze, sepolta per essere dimenticata. Perché così si scordano i rimorsi, gli errori e ci si illude di “fare come se niente fosse”, ripartire con un nuovo ruolo, uno che non abbia storia regressa.
Montelava, nel suo paesaggio finto, legittima tutti i protagonisti a fingere, senza considerare una verità passata che porta conseguenze sul presente.
Ma la storia, universale e personale, c’è e torna sempre nella sua verità, a presentare un conto salato, un conto maggiorato di multa. Perché chi la ignora, è soggetto a sanzione.
Ecco dunque lo sfondo animato dal ritrovamento di un papiro sull’isola che narra le Gorgoni in una versione nuova. Ma le Gorgoni rappresentano la perversione, Medusa nella fattispecie simboleggia la perversione intellettuale, che anima appunto chi mente e devia dal vero per vigliaccheria e opportunismo.
Ecco dunque la storia, il mito, che appare sullo sfondo dell’isola come una comparsa, una comparsa che invece è la protagonista di tutto, colei che non accetta di essere finta mortale, colei che è eterna è pretende il rispetto concesso agli dèi.