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Il sermone sulla caduta di Roma di Jérome Ferrari

Autore: Erminio Fischetti
Testata: Fuori le Mura
Data: 29 aprile 2013

La Corsica è il soggetto geografico del romanzo vincitore dell’edizione 2012 del premio Goncourt, Il sermone sulla caduta di Roma di Jérôme Ferrari, docente universitario di Filosofia e dalla vita avventurosa ed errabonda. Un’isola lungamente dimenticata dalla politica e dalla Storia è l’oggetto di un’opera dai contorni filosofici tinti nella foschia del genere noir. E il titolo lascia già bellamente immaginare dove voglia andare a parare. Così questa storia di due ragazzi che decidono di lasciare gli studi di filosofia su Leibnitz a Parigi per trasferirsi in Corsica, nel paese di origine di uno dei due, è un ritratto molto intelligente sul crollo e la fine dell’Occidente. La speranza di Libero e Matthieu è quella di creare nella piccola comunità nella quale si trasferiscono un mondo lontano dalle insidie, migliore e più vivibile, diverso, ma soprattutto nuovo. Questo è quel che loro credono. Ma questo come impareranno presto a loro spese e reciprocamente non è possibile. Una lezione che anni prima il nonno di Matthieu, Marcel, aveva imparato altrettanto dolorosamente. Infatti, l’uomo dopo essere sopravvissuto alla guerra perde la giovanissima e amatissima moglie.

Ferrari sembra cogliere la lezione di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di un altro romanzo ambientato in un’sola “maledetta” some la Sicilia. Se ne Il Gattopardo il principe Tancredi sosteneva che era necessario che tutto dovesse restare uguale affinché tutto potesse cambiare, lo scrittore francese rilancia con un’osservazione sul crollo del nostro mondo ormai vittima di se stesso che necessariamente deve morire per poterne creare uno nuovo. Ma è quasi subito certa la consapevolezza dell’autore che anche questo è impossibile se a farlo sono i soggetti di quello stesso vecchio mondo che è protagonista della propria meschinità e della proprie fallacità storiche. Dove le esistenze sono incrostate nell’idiozia delle proprie convinzioni, siano esse anche di una classe culturale colta come i due protagonisti, che si affrancano da secoli di ignoranza dei propri antenati e invece dimostrano di essere ancora più sciocchi di quelli del mondo atavico nel quale si infiltrano o per meglio dire ritornano.

Questo perché i due protagonisti possiedono ingenuamente l’arroganza di coloro che credono di poter essere diversi da quello che erano, di poter cambiare quello che non può essere cambiato. La Corsica è il ritratto principale che si consuma nelle maglie estetizzanti del racconto, connotato di una costruzione narrativa composta di periodi lunghi, quasi del tutto privi di dialoghi, che scuotono la forma del linguaggio per meglio evidenziare la decadenza e la fine di quello scorcio di realtà che resta. Dove il tornare “indietro” dei personaggi rappresenta in qualche modo l’inespressività di entrambi i mondi ai quali credono di appartenere, quello dal quale fuggono per tornare a quello dal quale erano fuggiti. Sono vite, quelle di Libero e Matthieu, che non trovano collocazione, non trovano forma perché troppo diverse da quelle degli altri, ma allo stesso tempo disperatamente uguali nei propri meccanismi di fondo.

Cosicché il fallimento del “proprio impero” è destinato a crollare miseramente, a fare i conti con quello che non vuole morire, ma resta aggrappato alla vita come un vegetale in un letto d’ospedale o meglio ancora come la vecchiaia ospedalizzata che trascina per anni un corpo avvizzito, perso nei labirinti di una mente imprigionata e privata della sua lucidità. Quello di Ferrari è un j’accuse a tratti ironico e grottesco al proprio mondo, alla nostra storia e alla classe politica, come dimostra nel racconto della vita di Marcel, che nato alla fine della Grande Guerra, vive gli anni dell’emigrazione in Francia e poi quelli nell’Africa coloniale, tra la violenza del secondo conflitto e la testimonianza di tutte le sanguinose battaglie della Francia per mantenere il suo opprimente dominio coloniale. Ora è la fine di tutto, sia del mondo di Marcel sia di quello di Matthieu.