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Il cielo è dei potenti

Testata: La Leggivendola
Data: 2 maggio 2013

Questo post mi sono rifiutata di scriverlo e pubblicarlo ieri, anche se avevo già finito di leggere il suddetto libro e tratto tutte le mie conclusioni. Il problema era la data. Il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, che ormai ha preso più la forma di una ricorrenza mortuaria che di una vera e propria 'festa'. Diciamo che le implicazioni nella storia narrata mi avrebbero fatta sentire come uno schiaffo una simile recensione proprio il Primo Maggio. Specie in questo bel periodo.
È una lettura appassionate, l'equilibrio che l'autrice è riuscita a creare tra il peso di quanto viene raccontato e la scorrevolezza della narrazione ha dell'incredibile. Pubblicato dalla E/O quest'anno, è tra i 12 finalisti allo Strega e mi sento di fare il tifo perché vinca. Non avevo mai 'tifato' per un libro allo Strega, ma stavolta devo proprio. Non solo per il libro in sé, che già se lo merita tutto, ma anche per quello di cui parla. E soprattutto per quello di cui non parla, per quel vuoto che riempiamo noi, pagine invisibili aggiunte accanto a quelle vere.
E magari vi parlo un po' della trama, no?
Claudio Bucci. Protagonista e narratore. Il primo capitoletto è introduttivo, Claudio che da anziano vede passare l'ex-moglie con l'ex-migliore amico. E poi i suoi ricordi, in ordine cronologico lineare. Parte parlando dei suoi genitori, di che persone fossero, di come abbiano fatto a conoscersi e sposarsi. La madre ultra-cattolica, il padre un onestissimo avvocato e una bellissima persona. Mi è rimasta impressa a fuoco una sua frase, 'Nel dubbio meglio coglioni che stronzi'. O qualcosa del genere, non ho il libro con me in questo momento, sto andando un po' a memoria. Comunque il senso era quello.
Claudio da bambino, Claudio da ragazzo, poi da adulto. Il padre nei suoi occhi, amato e disprezzato, per la sua gentilezza e la sua debolezza. Claudio non vuole finire come lui, cerca il riscatto, il potere. E dove lo si può trovare il potere se non nella politica? Democrazia Cristiana, tessere false, la P2, il terrorismo, gli appalti truccati, le liste, tangentopoli. Lì in mezzo c'è tutto e giusto alla fine ritroviamo anche il faccione sorridente di un uomo cui dobbiamo buona parte dello schifo in cui stiamo messi. Con un abile pseudonimo. Mi basta pensarci e mi si blocca la gola per la rabbia, quindi passo oltre.

Di pari passo con la politica, Claudio ci parla della sua famiglia, dell'allora moglie, dei bambini, del suo rapporto con loro. E all'inizio, cosa che ho adorato, ci parla di Roma. Di una Roma che non ho mai visto, perché è quella di troppi decenni fa, e che però sono riuscita a figurarmi perfettamente. In realtà la Roma raccontata si fondeva con le fotografie della mia città che periodicamente io&famiglia tiriamo fuori dagli scatoloni a casa dei nonni e ci mettiamo a guardare, passandocele lentamente e assaporandole una ad una. Quelle fotografie vecchie, in bianco e nero, coi bordi smangiati, un po' sovraesposte. Il sole che picchia sui ciottoli e che nel ricordo è sempre più giallo, accompagnato da un frinire irreale di grilli. Una giacca scura sottobraccio per il caldo, ma la camicia bianca chiusa fino all'ultimo bottone. Le strade più vuote, l'assenza di macchine, facce sempre sorridenti di fronte alla macchina fotografica.
Vabè, divago. Dicevo, comunque, che il racconto che Alessandra fa di Roma riesce ad amalgamarsi con le nostre conoscenze e quindi diventa reale. Una Roma vecchia che possiamo quasi toccare.
È curioso che, nonostante quello che racconta, la lettura non risulti marcia o squallida o in qualche modo 'maledetta'. Claudio racconta con sincerità, in modo pulito, calmo. Della gigantesca massa umana che dipende dalle scelte di Claudio e del suo partito non c'è quasi traccia. Li vediamo ad applaudire ai comizi, nient'altro. Ci siamo e non ci siamo, in questo romanzo, gli italiani sono comparse. E questo direi che spiega ottimamente come abbiamo fatto ad arrivare fino a questo punto, no?
Non so cosa aggiungere, se non un sentitissimo 'leggetelo'. Non è allegro, né consolatorio, né auto-indulgente. È la storia di Claudio, un uomo che cerca del potere da azzannare e lo trova nella politica. Eppure ha la voce di un uomo e non di un mostro. La controparte del libro, il racconto delle conseguenze, quelle dobbiamo aggiungerle noi.