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Testata: Librini
Data: 6 maggio 2013

Letto in quattro giorni nonostante il lavoro, il bambino e la casa: è uno di quei libri che fai fatica a metter via, sia mentre lo leggi, che dopo, quando l’hai finito. Durante la lettura, perché vuoi andare avanti a scoprire se ci sono (e ci sono sempre!) racconti che si adattano al tuo caso, e dopo la lettura perché ogni racconto si addormenta dentro di te e rialza la testina quando ti trovi ad affrontare un problema, un dubbio, un’antipatia.
E’ un romanzo infarcito di racconti, utilizzati per aiutare Demiàn a “guarire” dalle sue paure, ed è l’universalità di queste paure e il fatto di ritrovarci nei suoi blocchi emotivi, che rende il libro adatto a tutti i sessi, età, posizioni, paesi.

Se proprio devo segnalare un paio di cose che non mi sono piaciute molto:
- il fatto che Demiàn chiami Jorge, l’analista-amico che lo sta aiutando, “Ciccione”: non lo trovo, io che sono cicciona, politically correct!
- Paula, la ragazza di Demiàn: è troppo perfetta. Sì, anche lei ha le sue paure, ma sembra attraversarle con troppa facilità, a differenza di Demiàn che deve continuare a lavorarci anche quando si chiude la copertina e lo si saluta.

A parte i dettagli, fatemi un piacere personale: leggete questo libro!