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Preghiere Notturne

Autore: Barbara Di Gregorio
Testata: Bookdetector
Data: 6 maggio 2013

La trama è ben congegnata, i protagonisti sono stati costruiti con discreta attenzione: eppure né l’una né gli altri rappresentano la vera forza di questo libro, che nasconde, appena oltre la facciata romanzesca, una profonda riflessione sulla società colombiana nei travagliati anni (2002-2010) della presidenza di Alvaro Uribe. Attenzione: Gamboa sa il fatto suo e si tiene alla larga dai tentacoli pietisti del romanzo sociale. Manuel e Joanna, i fratelli protagonisti, appartengono a una famiglia della classe media di Bogotà che non può concedersi il minimo lusso ma neppure patisce la fame. Frequentano l’università, possono discutere apertamente a tavola la cieca fiducia che il loro padre nutre nei confronti della politica reazionaria di Uribe: a unirli è un amore profondo – asessuato, puro – che acquista senso attraverso gli sviluppi del romanzo proprio perché ostinatamente ‘altro’ rispetto a tutto quanto li circonda. Vale a dire appunto la Colombia dello scorso decennio. Quando Joanna sparisce nel nulla senza spiegazioni, Manuel si mette sulle sue tracce e finisce in un carcere di Nuova Delhi: condannato a morte, accusato di spaccio, denunciato probabilmente dagli stessi narcotrafficanti che hanno finanziato il suo viaggio. Il console colombiano a Bangkok viene convocato sul posto per trattarne l’estradizione. E’ un altro personaggio in fuga: la sua scelta di vivere e lavorare all’estero descrive, insieme alle vicende dei due protagonisti, la parabola di un paese che sembra fare di tutto per respingere i propri abitanti. La prima parte del libro procede per approssimazioni, in questo senso, e non è immediatamente chiaro dove Gamboa voglia andare a parare: ma quando il console riesce a trovare Joanna e a conoscere la sua storia tutti i fili vengono magistralmente tirati. Mentre Manuel è un filosofo e un sognatore, infatti, sua sorella per combattere dall’interno la politica di Uribe si è mescolata al peggio della società colombiana: va da sé che ne sia stata fagocitata, per quanto astuta, fino a dover riparare a Tokyo prigioniera in un bordello di lusso da cui riesce a fuggire soltanto sposando un estremista islamico. L’odissea di Joanna descrive materialmente il vuoto, di certezze, di appigli, ai margini del quale il delicatissimo Manuel ha saputo solo agitarsi come una falena impazzita; i libri su cui studiato, i colori con cui ha dipinto vulcani ed isole sui muri della città, sono stati pagati coi rotoli di banconote scuciti da sua sorella ad amanti molto vicini al governo: se da una parte, nella prospettiva del romanzo, la Colombia appare un nodo impossibile stretto da un bambino praticamente a casaccio, dall’altra si percepisce tra le righe la forza d’animo con cui i colombiani riusciranno a trovare una strada.