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Tempeste di Thad Ziolkowski

Autore: Sabatino Peluso
Testata: Flanerì
Data: 19 aprile 2013

Non è il libro che racconta l’America, né quello che rivive un percorso individuale. Tempeste (E/O, 2012), primo romanzo di Thad Ziolkowski, si avvicina però spesso a entrambi. Un racconto che nella sua coralità esalta le sfaccettature del singolo, le qualità assenti e presenti, una delle molte Americhe.
La storia lineare di personaggi che cercano un divenire e di pari passo un presente, guardando alle possibilità come bivi. Così Lewis Chopik, tornato dalla madre Abby a Wichita dopo essersi laureato in lettere e aver rotto il suo rapporto con Victoria, occupa il suo nulla. Le pressioni del padre che lo spinge verso il dottorato, il tentativo della madre di inserirlo nella sua nuova vita di «cacciatrice di tornado», il fratello Seth, personaggio complesso, comico e tragico, filosofo tossicodipendente e psichicamente spostato, lo accompagnano verso l’alterità – elemento del possibile. Una casa simile a una comunità hippie, lontana da qualsiasi idea piramidale di famiglia, è il luogo che come un tornado raccoglie tutto ciò che i suoi abitanti si portano dietro. Bipolarità, dipendenze, ansie e illuminazioni.
Ziolkowski non mostra l’evoluzione di ciò che cambia, ma mette in contatto ciò che è cambiato. Porta direttamente al punto in cui ognuno si trova e da lì mostra la problematicità che ogni individuo porta nella rete dei rapporti. Aggiunge una nuvola a un cielo già in tempesta.
Spalanca la forbice delle scelte che contraddistinguono l’esistenza, mostrando quella biforcazione tra una vita nella contemplazione dell’immateriale o del materiale in una maniera che sa essere profonda ma anche paradossale, tanto da ritornare ossessivamente a proporre, su tutti, un interrogativo emblematico per un mondo decadente: «Dovrei farmi un iPhone?».