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Il ritorno di Sanantonio, “Je suis le commissaire Sanà”

Autore: Felice Laudadio jr.
Testata: La Repubblica / Bari
Data: 21 maggio 2013

“Il mio nome è Sanà, Antoine Sanà”. “Oui, je suis le commissaire San-Antonio”, Polizia di Parigi. Non si sa molto di me, a parte che sono un investigatore irriducibile, che nei miei romanzi (tantissimi, 175) parlo sempre in prima persona, che sono aitante, ho una mente sveglia, piaccio alle donne e loro piacciono a me. E che su tante copertine della serie “Le inchieste del commissario Sanantonio”, pubblicate mensilmente in Italia per una quindicina d’anni, dai primi Settanta, i miei lineamenti ricordavano quella faccia di bronzo di Jean-Paul Belmondo. Non è però all’attore transalpino di origini italiane che si era certo ispirato il papà di Sanà, Frederic Dard, nel creare un personaggio belloccio e anticonformista, più vicino ai detective americani che ai funzionari della Suretè, a partire da Maigret. Lo avrebbe portato avanti dal 1949 alla morte, nel 2000, firmandosi per identificazione San-Antonio, nome de plume trasmesso al figlio Patrice, per continuare le pubblicazioni. Bene, fatte le presentazioni (certamente superflue per tanti, ma non per tutti) ecco una notizia che piacerà ai collezionisti ed ai ravanatori nei banchetti dell’usato: Sanantonio è tornato, con  due titoli dei suoi. Dall’8 maggio, sono in libreria due episodi delle indagini di Sanà (come lo chiamano gli amici). Risalgono al 1951 e 1953, introvabili quindi, nonostante le migliaia di copie degli snelli libricini vendute a suo tempo in edicola. A giugno e luglio toccherà ad altri due titoli. Il merito è delle Edizioni E/O, che nel ripubblicare la serie di Sanantonio a distanza di oltre quarant’anni dalla prima edizione nei gialli Mondadori, segnalano di aver cercato di seguire un ordine cronologico più vicino agli originali francesi. La ristampa si limiterà alle traduzioni di Bruno Just Lazzari. A giudizio dei curatori della casa editrice romana: “rendono magnificamente la lingua originale e brillantissima di Sanantonio e hanno uno stile omogeneo”. Sono romanzi di azione senza sosta, pieni di botte e di botti, qua e là una manciata di sesso senza sensi di colpa e tante situazioni incredibili a ripetizione. Del resto, erano trovate e sorprese, non realismo, che cercavano i lettori. Divoravano le storie in un niente e restavano in febbrile attesa del nuovo arrivo in edicola. Altra perla, il linguaggio: una scrittura rapida, vivace e umoristica, qualche volta sferzante, ricca di neologismi e giochi di parole, per niente banale.

In avvio del primo titolo retrò (“Per stavolta, don Antonio”, 152 pag. 8 euro) Sanantonio ne ha le scarpe piene. Di sabbia, non di altro. In piena seconda guerra mondiale, agendo in collegamento con l’Intelligence Service inglese, passeggia sulle spiagge belghe e deve guardarsi dalla Gestapo. “Le mie gesta nei Mari del Nord valgono bene un intero romanzo”, dichiara a conclusione di 150 pagine su è giù tra pericoli e sbandate. “Le ragazze hanno la pelle tenera, quest’anno!”. Nella missione in Belgio ne ha incontrate tre. Due ci sono rimaste, un’altra l’ha con sé. “Mi vuole bene – dice Sanà – ed io ho la mania portarne indietro una dai mie viaggi”, Ripete anche che “un altro Sanantonio su questo cimicioso polluto e zaffardoso mondo sarebbe di troppo. E anche questa disumana, bestiale, efferata guerra che sono costretto a respirare è di troppo”. Tanto per dare uno scampolo del Sanantonio pensiero, sempre impertinente e ricco di  iperboli.

E non c’è di meglio dell’irriverenza di Dard-Sanà per presentare anche il secondo volumetto, “Nespole come se piovesse”, 162 pag. 8 euro. “Credetemi gente, un Sanantonio-massacro come questo, sono anni che non mi capita di raccontarlo ai miei milioni di fans (sempre modesto, eh, il commissario del vostro cuore!). Quindi se soffrite di disfunzioni cardiache, vi consiglio di saltare la vostra porzione mensile di emozioni e di andare a cogliere fiorellini nei prati o di dedicarvi alle opere pie. Non mi ricordo neanche, così sui due piedi, quanti ne faccio fuori di malnati in questa bislacca avventura (mors tua, vita mea), ma uno lo ricordo bene: un bastardo di torturatore stile Gestapo, che mi stava facendo dei giochetti per niente cattolici (tipo Santa Inquisizione, tanto per intenderci). Bene, sapete che cosa gli ha fatto il Sanantonio? L’ha sbranato vivo! Parola! Non ci credete? Leggetevi questo e poi mi saprete dire se non è andata proprio così. Boia!”.