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Bentornato, Sanantonio

Autore: Antonio Dini
Testata: Il Post
Data: 23 maggio 2013

Quando ero poco più che un ragazzino, diciamo tra i quattordici e i sedici anni, mi aveva colpito per il nome. Come il mio, ma con il prefisso del “Santo”. Tanta roba. Poi, non avendo mai avuto gusti particolarmente sofisticati in fatto di letteratura, mi sono appassionato. In effetti mi è sempre piaciuta sin da piccolo il “pulp”. È vivace, colorato e soprattutto è facile. Prendetelo come un gusto per la leggerezza, unito alla ricerca di espressività: in un mondo di libri seri in bianco e nero, Sanantonio era particolarmente colorato. Soprattutto perché mi approvvigionavo d’estate, quando ero ospite a casa della mia pro-zia a Lido di Camaiore, e bazzicavo la casa dalla vicina Cristina. Nella tavernetta la giovane signora aveva una collezione piuttosto consistente di “romanzetti” di Sanantonio, raccolti con dedizione dal marito che era capitano di marineria e quindi mai a casa d’estate. I volumetti, dalle copertine disegnate e scollacciate, erano piuttosto cicciotti grazie a una impaginazione “generosa” e a una carta appropriatamente “polposa”. Risultavano per impostazione più moderni dei Gialli, dei Segretissimo o degli Urania dell’epoca (che erano tutti “a fascicolo”) e oggi fanno una certa tenerezza a ritrovarli sulle bancarelle o su eBay.
Quanti ne avrò letti, nelle serate d’agosto di una vita fa? Direi una dozzina in tre o quattro anni; non penso certo di essere considerabile un esperto della materia per questo, ma non bisogna sottovalutare l’effetto che hanno avuto su di me come su molti altri lettori occasionali. Hanno cambiato il modo in cui penso alla lingua italiana, e talvolta al modo in cui la scrivo.
Perché il punto è che Sanantonio è la lingua con cui è stato scritto e, per l’Italia, l’opera di Frédéric Dard è inseparabilmente legata a quella di Bruno Just Lazzari, uno dei traduttori storici delle collane popolari di Mondadori che, con Sanantonio (o San-Antonio, come si dovrebbe più correttamente scrivere), ha svolto opera parallela e altrettanto creativa, inventando un registro linguistico tutto speciale, una specie di argot de noartri che segue il filone delle straordinarie invenzioni di Dard ma le trasferisce in italiano. Una specie di capolavoro nel capolavoro: non penso che il mio antico professore d’italiano al liceo si riferisse a questo quando sosteneva che ci sono alcuni romanzi francesi che sono più belli in traduzione che non in lingua originale, ma l’effetto nella sostanza è lo stesso.
Dentro Sanantonio c’è molto: c’è letteratura, ci sono Céline e Rabelais, c’è un gusto tutto francese per il surreale, c’è anche il piacere dell’invenzione linguistica per il gusto dell’invenzione linguistica, ci sono gli scrittori hard boiled americani, i Dashiell Hammett e i Raymond Chandler, ma anche i fluviali scrittori francesi e belgi (doveroso omaggio a Simenon). La “strategia” di Dard è chiara fin dal principio, cioè dal primo romanzo: Sanantonio parla in un continuo flusso di coscienza all’indicativo presente, racconta le sue storie all’inizio di spionaggio e poliziesche, poi sempre più folli e picaresche e non lineari, fino a totalizzare 175 titoli pubblicati dal 1949 al 2001, con uno stile disinvolto, fatto di rotture degli schemi e soprattutto del quarto schermo rivolgendosi direttamente al lettore, ma fatto anche di continue digressioni, di rampogne, di deliri, di scene di azione serrata, di sesso sempre più turbinante.
Non so come scrivesse Dard. Ma all’epoca mi pareva che scrivesse  di getto, da autore che la lingua la possedeva e da cui era parimenti, duramente posseduto. Sanantonio per questo è un fenomeno della letteratura, un successo bestiale, un costante calambour, un gioco di parole continuo, un tentativo di stupire portando avanti una storia essenziale fatta di permutazioni su un canovaccio mininale, che però si popola riccamente di personaggi, di figure, di colpi di genio linguistico, di colore, di momenti intimi e di una logica sottostante inflessibile: Sanantonio “torna” sempre, con un suo modo di pensare folle e zoppo ma coerente con se stesso. È una follia ma cartesiana.
Adesso, per la terza o quarta volta in Italia, viene riproposta la serie di libri che Dard ha scritto per tutta la vita (in realtà ne ha scritti altrettanti con altro soggetto e altri pseudonimi, sino ad arrivare alla ragguardevole cifra di più di 300 volumi pubblicati). Questa volta a pubblicare le indagini del commissario della polizia parigina ci pensa E/O, e lo fa partendo dai primi in ordine cronologico dell’autore, ma filtrati dalle traduzioni di Just Lazzari: per adesso non ci sono altre traduzioni all’orizzonte (e Just Lazzari è purtroppo scomparso anni fa) ma è da vedere quanto andrà avanti quest’opera meritevole.
La collana di E/O non va in edicola ma va in libreria, quindi l’idea che possa “reggere” per più di una dozzina di volumi è a dir poco ottimistica, anche se questa volta c’è l’arma segreta dell’ebook. Infatti, i brevi romanzi di Dard, che si leggono in due o tre ore, si adattano particolarmente bene al formato dell’ebook. È il modo in cui ho letto i primi due, Per stavolta Don Antonio e Nespole come se piovesse, appena usciti. Divertimento assicurato e, nel caso di queste due prime pubblicazioni, un vero e proprio furto perché il prezzo è di meno di due euro. Temo che, nonostante lo spiraglio di ottimismo dato dalla possibilità di giocare sul mercato dell’ebook, ci sia il problema di fondo che il prezzo potrebbe essere sbagliato se l’editore deciderà in effetti di far levitare il prezzo attorno ai 5-6 euro per la versione digitale (la versione cartacea costa 8-9 euro).
Il fatto è che il Kindle, o qualsiasi altro tipo di reader se è per questo, è perfetto per leggere questo tipo di cose. Ce l’hai sempre dietro, non sono richiesti particolari ausili grafici, il testo non dura molto e un viaggio in treno o un paio di lunghe attese (autobus? ufficio postale? autobus?) permettono di far fuori una storia molto rapidamente. La freschezza della lingua e un certo gusto per il passato aiuta a dare più spessore alla lettura, ma voglio essere sincero con voi: nell’epoca dei blog sembra di leggere una storia scritta per la rete, assolutamente attuale (magari immaginandosela in costume), con una serie impressionante di “topoi” dei generi dal noir allo spionaggio passando per la commedia brillante e il romanzetto sexy.
La Francia nel secondo dopoguerra ha una sua particolare “miniera” di romanzi da stazione ferroviaria (poi sono stati chiamati “tascabili da aeroporto”, ma il concetto è quello) che sono arrivati sino ai giorni nostri mantenendo la loro dimensione “pulp” e che dalle nostre parti possono forse essere immaginati come similari all’opera di molto antecedente di Emilio Salgari. La mia idea è che se Salgari fosse vissuto cinquant’anni dopo, avrebbe scritto cose forse meno avventurose ma sicuramente anche meno bacchettone e romantiche. In Francia, seguendo una tradizione francofona iniziata con i Colporteur e continuata con il monopolio che Napoleone III aveva dato ad Hachette di vendere quelli che noi chiameremmo “romanzetti d’appendice” nelle stazioni ferroviarie, era nato un mercato “basso” che comunque metteva a rendita il lavoro di alfabetizzazione che molti giovani e giovanette avevano dovuto espletare con grande fatica negli anni della scuola dell’obbligo. La “migliore” espressione di letteratura da stazione ferroviaria francese è stato Guy des Cars, soprannominato “Guy des Gares” e padre di Jean des Cars, specializzato in libri (molto numerosi libri) sulle famiglie nobili europee presenti e passate.
Dopo la guerra sono arrivati anche gli OSS 117 di Jean Bruce (serie nata nel 1949 come Sanantonio) e i SAS Sua-Altezza-Spia Malko Linge di Gérard de Villiers (nata nel 1965, molto informata di fatti di spionaggio e che ancora va gagliardamente avanti, pubblicata in Italia tutti i mesi su Segretissimo) che rappresentano i pilastri del genere nel paese transalpino.
Da un paio d’anni in Francia stanno ristampando tutta l’opera in dieci volumi di una decina di romanzi ciascuno di Sanantonio. Lavoro meritevole, aiutato anche dal fatto che là non c’è il problema della traduzione e quindi si tratta di “semplici” riedizioni. Sarebbe bello pensare di aver accesso a quel materiale, che viene via pure economico e su Amazon te lo compri in un attimo, ma è praticamente impossibile leggere Sanantonio se non si è madrelingua francesi o se non lo si sa molto ma molto bene, oltre ad avere una buona infarinatura della cultura del tempo in cui furono scritti: dal mio punto di vista è molto più divertente comunque leggere Sanantonio in italiano per motivi simmetrici: le invenzioni linguistiche, il continuo saltabeccare tra registri linguistici diversi con anche americanismi e regionalismi ma senza mai cadere nella commedia all’italiana dei dialetti, che per noi è un ostacolo culturale enorme all’utilizzo del “parlato” senza rischiare di dare un sapore alla Lino Banfi “vecchio stile” anni settanta e ottanta.
Sanantonio ripubblicato – e portato in ebook a prezzi popolari – è un’opera meritevole. Sono conservatore e pessimista e temo che non avrà un successo spettacolare, ma piuttosto farà una operazione di nicchia. Tuttavia, organizziamola questa nicchia e rendiamogli onore con acquisti proporzionati alla piacevolezza di un’opera totalmente escapista. Ce n’è bisogno.