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Trinacria Park

Autore: Carmen Pellegrino
Testata: Bookdetector
Data: 29 maggio 2013

Trinacria Park segna l’approdo al romanzo di Massimo Maugeri, dopo alcuni scritti per lo più di tipo saggistico e una lunghissima esperienza di blogger, tuttora in corso. Siamo in Sicilia, o meglio a Montelava, un’isola di ventiduemila ettari che non esiste eppure perdura, immaginata a venti chilometri dal litorale, prospiciente l’Etna; un’isola pattumiera destinata a diventare un paradiso in terra, appena si realizzerà il progettone di farne un enorme, magnifico, immenso polo turistico, che si farà beffe persino di Disneyland. Anzi, a sentire le proiezioni iperboliche del presidente della Regione – tale Remigio De Curtis – il Trinacria Park non avrà rivali nell’intero pianeta. Ovviamente il progetto verrà realizzato con il dirottamento di ingenti fondi europei, destinati a ben altro. Ma le fantasticherie degli artefici del più grande parco tematico mai realizzato si infrangono presto, subito dopo l’inaugurazione, quando scoppia un’epidemia che falcidia, fra i tanti, lo stesso De Curtis. Nell’infuriare del morbo si sospetterà ora del terrorismo di matrice islamica, ora della mafia. Fatto sta che a saltare come turaccioli, assieme agli smisurati progetti, saranno le molte maschere indossate indistintamente da tutti i personaggi, anche i meno loschi. Sì perché, in questo turbinare di esistenze, non vi è chi si mostri senza infingimenti, malgrado il piano inclinato sopra il quale l’autore li collochi, destinandoli così a dirupare velocemente. Nello sviscerare senza requie i torbidi del grande progetto edilizio, Maugeri intesse un gioco raffinato di rimandi, indizi, flashback e persino miti – come quello delle Gorgoni, grazie al ritrovamento di un poema epico in greco antico che ne narra le vicende – e mostra una semplice cosa: la menzogna è oramai costruita in modo così sincero e rispettabile, da essere la più solida impalcatura sopra la quale edificare tutto il resto. Sicché il malcostume e il malgoverno non sono altro che la conseguenza naturale delle sue plurime stratificazioni, e anzi la menzogna stessa viene trattata alla stregua di un archetipo, adattissimo a una terra metamorfica eppure eternamente uguale a se stessa, amata e tuttavia trapunta di sputi – “mare di acqua, sale, sputi e morti”. Lo si potrebbe definire un romanzo sul doppio, con una notevole forza evocativa che fa di Montelava l’inquietante metafora della Sicilia. Il che è vero già a partire dal titolo: Trinacria infatti è l’antico nome della Sicilia, utilizzato da Omero con allusione alla forma di tridente, e in seguito riferito ai tre promontori dell’isola; allo stesso modo le tre Gorgoni dei papiri ritrovati evocano la triscele, l’antico simbolo della Sicilia, la Gorgone con tre gambe. Tuttavia nessuna definizione pare sufficiente, visto che il romanzo attraversa generi letterari diversi, li lambisce senza mai rimanervi imbrigliato. Maugeri gioca l’azzardo della commistione: irruzioni nella storia, sconfinamenti nella mitologia, approfondimento saggistico, fantasiosa invenzione (fantapolitica o thrilleristica): quale che sia il genere che alla fine prevale, il risultato è senz’altro sorprendente.