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We are family (Fabio Bartolomei)

Autore: Giulia Zanfi
Testata: Osservatori Esterni
Data: 4 giugno 2013

Davvero delizioso questo romanzo. Perfetto per chi ha voglia di leggere qualcosa di leggero, ma non di insignificante, per chi è nostalgico di natura, ma crede ancora nel presente e per chi non ha mai smesso di sognare nemmeno di fronte alla più tormentata e complicata realtà.

Al Santamaria è un bambino prodigio di una famiglia normale a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Classico esemplare del ceto medio che tenta di sopravvivere nella società, senza rinunciare però ai propri desideri e alle proprie aspirazioni. È così che il padre Mario Elvis e la madre Agnese fanno del loro meglio per cercare di essere la famiglia perfetta del Mulino Bianco. I figli ci sono: manca solo la casa promessa a completarne il poetico quadretto. Ci penserà Al, con il suo estro e la sua caparbia, a ingegnarsi per realizzare il loro sogno. Dopo la partenza (senza ritorno) dei genitori per un lungo viaggio di nozze da troppo tempo rimandato, il genio di famiglia, ormai cresciuto, metterà in piedi un vero e proprio Principato dei Santamaria, con tanto di bandiera e moneta, in grado di restituire dignità e valore ad un sogno ad occhi aperti che non è riuscito a trovare un posto nel loro presente.

Al è l’emblema della possibilità. Di chi crede fermamente di poter concretizzare un’idea, seppur strampalata. Non esiste ciò che si può o non si può fare: la differenza è nulla quando si ha l’entusiasmo e soprattutto la volontà per adoperarsi alla sua realizzazione. La fatica non spaventa il bambino, che come una formichina, giorno dopo giorno, mette da parte consigli e suggerimenti, dai quali si lascia indirizzare per raggiungere il proprio obiettivo.

La sua intelligenza al di sopra delle media, che potrebbe portarlo ai vertici di ogni cosa, ha la semplice aspirazione alla felicità. Ma non quella imposta dagli altri, che ti insegna a frequentare le università migliori o a trovare il lavoro più prestigioso. Al Santamaria si accontenta di molto meno: a lui basta veder sorridere la propria famiglia. Già. Perché in questo romanzo la famiglia c’è, esiste, si sente. Si tratta di un gruppo di persone, legate da un vincolo di sangue, che progettano un futuro insieme. E quando i genitori si assenteranno, sarà la sorella Vittoria a prendersi cura di lui. A sostenerlo, a incoraggiarlo e a volergli bene.

Leggere “We are family” fa bene allo spirito. Meglio di un’aspirina o di una seduta di yoga. Le disavventure di questa famiglia ci fanno sentire meno soli perché non fanno che raccontare quello che accade dietro la nostra porta. Niente moralismi o lezioni di educazione: Fabio Bartolomei non si mette dietro una cattedra. Lo scrittore romano ci fa credere solamente nei sogni. E anche se questi si confondono spesso con la realtà, poco importa. Ciò che conta è non rimanere insensibili alla propria immaginazione.

“La normalità è bene, la genialità è male”

VOTO: 7