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In fondo alle cose

Autore: Giorgio Fontana
Testata: giorgiofontana.com
Data: 22 maggio 2013

"Più si va in fondo alle cose e più la differenza fra felicità e infelicità si attenua": così scrive Jean-Claude Izzo, uno scrittore da me molto amato.

Ora, ridurre Izzo ai minimi termini di un'etichetta è facilissimo: è l'inventore del noir mediterraneo, fine. Ma il cosmo di questo scrittore francese non può essere trattenuto in queste poche parole. E basta leggere il piccolo florilegio di scritti Aglio, menta e basilico (da cui è tratta la frase citata), per capire quanto sia vasto e ricco.

Sulle rive del Mediterraneo e in particolare a Marsiglia — terra dove tutti i romanzi di Izzo sono ambientati —, la verità non è un semplice rispecchiamento dei fatti, bensì una questione esistenziale. Di più: si confonde con l'esistenza stessa: la luce del Mediterraneo acceca e rischiara, elude e svela insieme.
Nell'esperienza di una città così violenta e bella come Marsiglia, bene e male, felicità e infelicità, tendono a sfumare in un insieme quasi amorale - privo di connotazioni specifiche. Sotto il sole del sud, tutto è permesso e la vita difende sempre sé stessa.

Questa "divina indifferenza" sembra una legge poco attraente: eppure è proprio nella vertigine di tale libertà che si può trovare la gioia. Gli istanti di quiete dopo la ricerca, dopo che si esaurita ogni fatica sulla propria pelle, dopo che si è provata la dura legge del sud, la crudeltà stessa di quella vita.

Il protagonista Fabio Montale, nel noir Casino totale, conosce questa verità e felicità mentre si avvia a pescare, in solitudine, all'alba. E Jean-Claude Izzo la trova dopo essere rimasto per ore alla baia des Singes, ad aspettare che un cargo attraversi il tramonto sul mare, per poi scomparirvi in una frazione di secondo. "Il tempo di credere che tutto è possibile", scrive. Il tempo di comprendere che l’infinita rete di occasioni e storie che questo mare da sempre intreccia si può ridurre in un punto senza estensione.

Il noir mediterraneo è in qualche modo il prolungamento della tragedia greca: o almeno così credeva Izzo. In entrambi si avverte lo stesso fatalismo, la stessa indagine della socialità contemporanea, la stessa commistione di estasi e indifferenza. Più si va in fondo alle cose, più le differenze sfumano.

Affondati entrambi nella luce, amore e delitto diventano due facce della stessa medaglia. Da un lato, Protis e Gyptis si scambiano il bacio che dà vita a Marsiglia: dall’altro, Caino uccide Abele regalandoci "il primo dei romanzi noir".