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Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri.net
Data: 4 giugno 2013

Lo spirito, l’ironia, l’intelligenza, l’aderenza alla realtà nelle sfaccettature più riposte e complesse dell’odierna società italiana sono le doti che rendono possibile ad ogni libro di Amara Lakhous, nato in Algeria ma ormai da anni cittadino italiano, di diventare un caso letterario. La lingua italiana in cui si esprime, la sua capacità di individuare i punti deboli della convivenza con gli stranieri nell’Italia d’oggi, senza drammatizzare le situazioni ma anzi rendendole facilmente riconoscibili e dunque identificabili con molti vissuti odierni, l’abilità nel disegnare personaggi provenienti dagli ambienti più diversi ma sempre centrati nei loro difetti e virtù rendono tutti i suoi romanzi efficaci, divertenti, ma molto seri e problematici nelle argomentazioni che con il sorriso Amara ci descrive.

Dopo i libri ambientati a Roma (Piazza Vittorio e Viale Marconi) eccolo spostare la sua lente attenta e sorniona a Torino, quartiere San Salvario, dove ormai l’autore si è stabilito e che mostra di conoscere molto bene.

La trama del romanzo, un po’ giallo, un po’ satira di costume, un po’ analisi sociologica, ci racconta di un giornalista calabrese emigrato a Torino. Enzo Laganà, che lavora pigramente in un grande quotidiano nazionale, si imbatte in un episodio di cronaca, una faida che ha per protagonisti albanesi e rumeni, di cui inventa una trama, un’informazione riservata, uno scoop giornalistico che finisce per coinvolgere lui e una serie di personaggi che gli fanno da contorno:

il nigeriano Joseph, proprietario del maialino Gino, che tiene con sé come una mascotte juventina (tifosissimo della squadra, ha messo al collo dell’animale una scarpetta bianconera, che rende il maialino riconoscibilissimo);
il marocchino Jamir, che tenta di mediare il caso creatosi quando il maialino viene trovato a profanare la moschea e che è la storia centrale del libro.
C’è anche molto altro materiale narrativo, al quale partecipano polizia italiana, un ispettore rumeno, un attore consumato che Enzo usa per dar voce ai suoi imbrogli giornalistici, la mamma calabrese e la zia torinese di Enzo, due anziane che riescono a sapere di tutto e di più, grazie alla loro rete informativa casalinga...

Un romanzo esilarante, che si legge con grande piacere e ci dice molto dei nuovi rapporti che si vanno instaurando nelle grandi aree metropolitane italiane tra comunità straniere di differenti religioni, malavita organizzata, grandi aziende, in mezzo a conflitti etnici, familiari, calcistici, religiosi. Ancora una volta la copertina del libro racconta la trama con ironia, con buon gusto, con una grafica accurata nella sua semplicità apparente: una voce come quella di Amara Lakhous è capace di combattere con forza razzismo e contrasti profondi con l’arma efficace della leggerezza.