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Etnocondominio

Autore: Stefania Persico
Testata: Carta
Data: 29 aprile 2006

Storia sulla convivenza a Piazza Vittorio, la più interetnica delle piazze romane

Migrare da una terra fino ad arrivare a migrare da se stessi, tanto da divenire mimetici alla realtà per capire le molteplici verità che albergano nel condominio abitato dal mondo. Il condominio è quello di Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous.

Come in un dramma pirandelliano, l’incomunicabilità tra i condòmini mette in scena le verità di ognuno. Non solo, svela anche le spinte conflittuali latenti in una stessa anima e, dunque, come suggerisce Amed – una delle voci di questo romanzo polifonico – «la gente dovrebbe cambiare nome ogni tanto, per creare un equilibrio tra le varie personalità che vivono in conflitto dentro ognuno di noi».

Lo straniero di Camus e l’imputato del processo di Kafka adottano l’indifferenza come la soluzione ultima di un uomo che, alienato dalla realtà, rinuncia a comprenderne i meccanismi e finisce per accettarne le estreme conseguenze. Per Lakhous «Il peggio che possa accadere tra due culture è l’indifferenza; preferisco il malinteso costruttivo da cui può generarsi dialogo».

Nel condominio abitato dal mondo non è così. Il dialogo tra i condomini è negato dall'imposizione del proprio ego sulle vite altrui. Così Parviz Mansoor Samadi, l’iraniano che passa il tempo a dar da mangiare ai piccioni, diventa per Elisabetta, la vecchietta appassionata di gialli e straziata dal dolore per la perdita del suo cane, uno spacciatore che finge di dare da mangiare ai piccioni e in realtà smista droga.

È Ahmed, algerino arrivato in Italia per sfuggire alle «sabbie mobili del passato», l’unico in grado di decentrare se stesso al punto tale che nemmeno gli altri sanno chi sia davvero. La vita di Ahmed inizia a piazza Vittorio dove finisce la via Merulana di Gadda. Il tributo a Gadda si risolve nell’uso dei dialetti e nella struttura di romanzo giallo – ricerca dell’assassino del Gladiatore – per lasciare poi emergere la vita di Lakhous. Otto anni diviso tra la condizione di esiliato, emigrato e volontario in un centro di accoglienza a piazza Vittorio. «Quando sono partito da Algeri ho assistito al mio funerale; all’aereoporto – il mio cimitero – non mi sono voltato indietro, avevo paura dell’ultimo sguardo».

Scontro di civiltà per un ascensore piazza Vittorio è il primo romanzo autotradotto da Lakhous. «Nel momento in cui traducevo mi rendevo conto di riscrivere un altro romanzo», scrive. Lakhous «contrabbandiere» di idee, metafore, immagini, ha attraversato le frontiere della lingua per nutrirsi dell' italiano tanto da arrivare a chiedersi, attraverso le parole di Ahmed, se non sia proprio la lingua italiana la sua nuova dimora, piuttosto che questo o quell’altro paese.