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Viola Di Grado: La letteratura deve sfondare muri

Autore: Clara Raimondi
Testata: Reader's Bench
Data: 7 giugno 2013

Quando lessi per la prima volta Settanta acrilico, trenta lana sobbalzai dalla sedia. Erano anni che uno scritto non mi colpiva in questo modo. E questo, non tanto per i temi trattati ma soprattutto per la scrittura della giovane catanese. Potente come un cazzotto allo stomaco, affilata come una katana giapponese, capace di spingersi proprio lì dove nessuno vuole mai andare: nel dolore più grande, nella solitudine che tutto distrugge. Tutto quello che ero abituata a ritrovare in un romanzo: l'ammiccamento ed il tentativo di creare un rapporto con il lettore nel romanzo di Viola non esistevano più. Quello che riuscivo a scovare era solo la voglia, insopprimibile, di narrare. Del resto le mie opinioni su di lei non si smentirono nemmeno quando la conobbi di persona e dalla sua voce scoprii l'origine di una passione che l'accompagnava già da piccola. In Viola, come vedrete nell'intervista, c'é la voglia di sfondare muri e in Cuore Cavo, il suo ultimo romanzo sempre per Edizioni E/O, il bisogno di raccontare é tutto incentrato nello sfatare il tabù della morte. Un elemento sempre diviso e combattuto dai vivi che tuttavia, se ci riflettiamo, accompagna ogni attimo della nostra esistenza. E tra le pagine della storia di Dorotea, la protagonista di questo nuovo romanzo, scopriamo che non esiste una netta separazione tra la vita e la morte. A questi temi si vanno ad aggiungere quelli che, dal primo romanzo al Superuovo, il racconto per la collana Zoom di Feltrinelli, affiancano le sue pubblicazioni: le riflessioni sulla maternità e l'amore che ritroveremo, puntuali, anche in questo nuovo appuntamento. Dalle parole di Viola scopriremo la storia di Cuore Cavo, il significato profondo della sua narrazione ed i prossimi impegni di una scrittrice in continua ricerca.

Cuore Cavo, arriva dopo Settanta acrilico trenta lana e come al solito ti conduce in un vortice dove alla fine hai perso non solo il senso di orientamento ma anche tutte le forze. Come mai senti sempre questa esigenza così estrema di narrare? Senti di essere "costretta" a parlare di cose che nessuno ha mai il coraggio di affrontare?

Il dovere della letteratura è sfondare muri. La letteratura che copre i muri con la carta da parati e appende quadretti non è letteratura. Il muro che volevo sfondare in Cuore Cavo è quello quello che tutte le culture hanno bisogno di mettere tra la vita e la morte, ritualizzando quest'ultima per separarla da noi. Ma la morte non è un evento, è un processo: abbiamo paura della fase ambigua tra l'arresto cardiaco e la sparizione della carne proprio perché mette in dubbio la barriera tra vita e morte.

A leggere le storie della protagonista é inevitabile che scatti la domanda: quanto di Viola c'é in Dorotea? E se é poco quello che avete in comune, posso chiederti chi é veramente Viola?

Come diceva Carver, lo scrittore non è i suoi personaggi, ma i suoi personaggi sono lui. Io e Dorotea ci siamo conosciute in un sogno in cui lei mi spiava dietro la porta a vetri. Ho sempre un sogno sciamanico che delinea una pista nel mio inconscio che devo seguire. Quindi: gli elementi, i semi, esistono dentro di me, ma credo che lo scrittore abbia il potere di entrare in contatto con una sorta di inconscio collettivo o coscienza indifferenziata pre-umana per captare ciò che non gli appartiene del tutto, se queste storie risuonano con oggetti interni dell'inconscio dello scrittore. Io sono tantissime persone e cose, ma domande su chi è "veramente" Viola non hanno motivo di esistere, perché fin da piccola mi sono sentita più una scrittrice che una persona, come se la mia esistenza fosse solo uno strumento per la mia scrittura. Ecco perché a otto anni avevo fatto quel patto con me stessa, di non parlare più fino ai diciassette e concentrarmi solo sulla scrittura. La comunicazione verbale con le altre persone era sempre sfasata, ero su un piano diverso, in un altra dimensione, mi sentivo un'aliena mandata quaggiù come strumento di narrazione.

Che significato ha la disgregazione del corpo? Un recupero dell'interiorità a discapito dell'esteriorità che sembra così preponderante nella nostra società? Ha tanti significati.

Volevo raccontare la vita di una ragazza senza presentare la morte come un evento fondamentale. "L'interiorità è necrofilia", dice Dorotea, e infatti la sua ossessiva e claustrofobica auto-analisi prosegue in senso più letterale attraverso la morte nell'analisi dell'interiorità del suo corpo. Un recupero della verità, anche, in senso pre-umano e mistico: morendo, Dorotea comincia a travasarsi nel creato intero, dice "Da grande sarò il mondo". La morte non esiste, non nel senso in cui abbiamo bisogno di crederlo. Non esiste una morte che separa, una morte che accade ed è già finita, esiste un inizio e una continuazione. Niente si disperde in senso netto e definitivo, niente si separa.

Ho letto anche il tuo Superuovo, in cui mi é sembrato di intuire una critica ai nostri tempi, mi sbaglio? Cos'é quello che ti preoccupa della nostra società? E ci sarà mai un romanzo di Viola di Grado di pura denuncia o sono le storie e l'interiorità dei tuoi personaggi a fare da cartina di tornasole?

No, non ci sarà. Il Superuovo è moltissime cose, seminascoste, è anche un racconto mistico-isterico-disperante sul ruolo primario della maternità. L'uovo è l'inizio dell'universo, ma è anche un guscio che contiene e promette di riparare dalla solitudine del linguaggio.

Le difficoltà nei rapporti uomo/donna ma anche tra madre e figlia riempiono le pagine dei tuoi romanzi. Perché le donne hanno così tante difficoltà nella gestione dei loro rapporti e, secondo te, sono sempre vittime della violenza o quest'ultima é una componente che da sempre accompagna la nostra vita?

Si tratta dell'impossibilità di comunicare. L'essere umano può solo approssimare sé stesso e il mondo nella comunicazione, il resto è solitudine e angoscia. In Settanta acrilico trenta lana la soluzione che propongo e sperimento è l'iper-significazione della lingua cinese, che però si rivela fallimentare. In Cuore Cavo l'incomunciabilità è portata al punto più estremo nell'esclusione sensoriale di Dorotea dalla vita.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni e c'é una storia che tieni nel cassetto e che vorresti raccontare, prossimamente?

Il 22 giugno terrò a Roma un laboratorio di scrittura di un giorno sulla creazione dell'incipit di un romanzo, chiamato "BIg Bang Lab". A settembre torno a Londra per fare un dottorato nell'ambito del Buddhismo giapponese premoderno. Le storie che sto scrivendo adesso sono prose-vortice (le ho battezzate così) e poesie.