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Ottantatré - Alberto Bracci Testasecca

Testata: WhipArt
Data: 11 giugno 2013

Ci sono libri che parlano al cuore e libri che parlano al cervello. E libri che trovano la strada che partendo dal cuore arriva al cervello e la percorrono con una naturalezza che non ha bisogno di chiarimenti o esemplificazioni. A quest'ultima categoria appartiene l'ultimo romanzo di Alberto Bracci Testasecca, Ottantatré. La geniale idea di costruirlo sottoforma di diario rende il racconto per ellissi immune da ogni tentazione di infarcire o allungare la narrazione, evitandogli inutili pesantezze descrittive, ripetizioni o derive sentimentali. In punta di penna e in perfetto equilibrio tra detto e suggerito. Seguiamo così la biografia di Giustino, figlio del falegname Adamo e di sua moglie Maria. Siamo nel 1927 e per ottantatrè capitoli (ognuno corrisponde ad un anno, nda) ci avviciniamo ad un estratto della sua vita. Le prime parole, le amicizie, la scuola, le cotte, la famiglia... poche righe per incrociare indissolubilmente la vita di tante persone alla Storia dell'Italia e del mondo: l'intimità brucia pian piano sciogliendosi nel flusso incontrollabile e inspiegabile dell'esistenza. Non vorremmo mai staccare gli occhi da questa avventura sospesa tra sogno e realtà, sicuramente intrisa di elementi autobiografici nella quale ognuno può riconoscere parte di sè o dei racconti sentiti in famiglia, da nonni e genitori. Bracci Testasecca riesce a trovare una limpidezza che serve nitide immagini alla nostra fantasia e solletica la sempreverde fame di ricordi, il malinconico ripiego nei rimpianti e la nostalgica ricerca delle radici che si rafforza con l'età. L'abilità dell'autore sta nella capacità di estrarre il senso di/da ogni quadro, ricreandone atmosfere e verità, senza risparmiarci momenti bui e dolorosi che riguardano i rapporti interpersonali e le ambigue vicende storiche del Belpaese. Un percorso di formazione che inizialmente si nutre della spinta propulsiva dell'adolescenza, salvo poi essere minato e indebolito dalla presa di coscienza delle difficoltà e della stanchezza che accompagnano la crescita, tra perdite, delusioni e paure. Ed è così che il tempo scorre ciclicamente, uguale in ogni angolo di umanità.