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In Val d'Ayas un nuovo caso per l'ispettrice Vergani

Autore: Daniela Giachino
Testata: La Stampa / Val d'Aosta
Data: 20 giugno 2013

«La Casa era in alto. Per arrivarci si doveva risalire tutta la valle, affrontare trentasette tornanti, prendere una funivia. E ancora non bastava. D'estate c'era da camminare mezz'ora a piedi, fino a quota duemila. D'inverno servivano gli sci, oppure le ciaspole agganciate agli scarponi, al limite il gatto delle nevi». E' un passo tratto dalla prima pagina del libro «Dritto al cuore», un noir scritto per le edizioni e/o da Elisabetta Bucciarelli, milanese di nascita, ayassina d'adozione. «Per me scrivere significa raccontare i luoghi che conosco
- dice l'autrice -. Sin da piccola i l luogo di villeggiatura d'elezione per la mia famiglia è stata la Val d'Ayas. Non un posto in particolare, ma tutti i villaggi in cui ho soggiornato, da Brusson a Saint- Jacques. Considero la Val d'Ayas come Milano, un luogo affettivo, d'appartenenza». Il romanzo narra i l secondo caso valdostano dell'ispettrice Maria Dolores Vergani, single (un po' per scelta, un po' per incroci sbagliati di destini diversi), investigatrice, ex psicologa, in vacanza in Valle d'Aosta dove però non riesce a godersi i l riposo nel piccolo villaggio montano sull'Alta Via perché di mezzo c'è un cadavere. Nel bosco viene ritrovato il corpo di una donna, nascosto tra le rocce. Nel frattempo una mucca viene uccisa prima della battaglia che decreterà la più forte e bella della vallata. Così, nella piccola comunità dell'ultimo villaggio walser, partono le indagini. E l'ispettrice Vergani, con l'aiuto degli abitanti , dovrà far luce su una catena di omicidi.

Aggiunge l'autrice: «Siccome faccio fiction e non saggi, i luoghi della Val d'Ayas ci sono, ma non sono quelli. Coloro che conoscono la vallata sanno, però, che i cibi gustati sono tipici, che ci sono forti riferimenti a Cunéaz. Non scrivo mai i l nome, ma i boschi, le case e i l Testa Grigia sono quelli. Qualche nome di persona che però non corrisponde al personaggio, qualche nome di mucca che però non corrisponde alla mucca».

Bucciarelli ha Ayas nel cuore e lo si capisce procedendo nella lettura del romanzo. «Ho cercato di trasferire le cose che mi piacciono di più nei miei personaggi
- dice ancora l'autrice -. I l loro legame con la terra, con i cicli delle stagioni, con la corporeità della parola. La concretezza del vivere e la solidità delle tradizioni. E poi i colori, i profumi e i sapori». E nella narrazione emerge l'umanità e la disumanità. «I valligiani non hanno l'abitudine a vivere le relazioni. Questa chiusura ha salvaguardato e protetto la vallata. Raccontare anche queste particolarità è stata una sfida» conclude Bucciarelli. I l noir racconta i l microcosmo di un villaggio walser, narra le difficoltà di condividere un linguaggio e di comunicare con le parole, a vantaggio di un'antica, ma allo stesso tempo rinnovata fisicità che passa dalla terra, dalle cose semplici e dal contatto con le parti più ancestrali della natura animale e vegetale.