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La spiaggia di notte

Autore: Sara Ventroni
Testata: Il Foglio
Data: 8 dicembre 2007

Protagonista di questa fiaba d'autore per grandi e piccini è Celina, una bambola che prende vita e racconta la sua nottata infernale trascorsa sulla spiaggia: sola e in preda al terrore deve fronteggiare una serie di pericoli prima di poter riabbracciare la sua mamma-bambina. Come in ogni fiaba che si rispetti, il sottotesto della storia va a stuzzicare un incubo infantile, in questo caso l'abbandono, e tutto il conseguente canovaccio: la gelosia per il nuovo arrivato (che sia un fratello o un cucciolo), il dubbio di essere diventati invisibili, prove di resistenza alla solitudine e una grande paura di essere dimenticati prima di fare ritorno a casa.

Il papà di Mati arriva al mare per il weekend portando un bel micio bianco e nero, Minù, che Celina guarda subito con sospetto perché potrebbe rubarle le attenzioni della bimba. E così infatti accade: per distrazione la bambola viene lasciata in spiaggia, mezza sepolta dalla sabbia. Qui inizia la sua avventura tra Cavalluccio di plastica, Tappo di metallo e Penna biro – che però la ignorano – e il Bagnino Crudele del Tramonto che canta strane filastrocche (Strappati il naso/Siedi sul vaso/Svuota la gola/Resterai sola) e vuole accendere un fuoco con tutto ciò che trova in giro, facendosi aiutare dal suo amico Grande Rastrello. Non basta: i due cercano di strappare a Celina le parole dalla bocca per venderle al mercato delle bambole ma, un po’ come Giona o Pinocchio, la piccola eroina viene scaraventata in mare dall’Onda gigante e finisce sul fondo tra Granchi, Lattine e una Stella Marina. Proprio mentre un Amo di saliva le sfila, una per una, tutte le parole che Mati le ha insegnato, compreso il suo Nome, Celina riesce a tornare a galla sana e salva.

Chissà se il libricino è nato come spin-off da La figlia oscura, e il dubbio viene, visto che proprio al centro dell’ultimo romanzo della Ferrante una bambola finiva persa, anzi rubata, guarda caso su una spiaggia. Certo è che questa favola breve, narrata con scarna semplicità e accompagnata dalle tavole a colori di Mara Cerri (giovane illustratrice, tra le più talentuose nel panorama nazionale) funziona perfettamente anche da sola e non stona affatto con la produzione precedente della scrittrice se tre romanzi su tre potevano essere letti anche come thriller psicologici – sempre declinati al femminile – innescati di volta in volta da una perdita (L’amore molesto), da un distacco (I giorni dell’abbandono) o, come nell’ultimo romanzo, da un temporaneo allontanamento.

rotagonista di questa fiaba d’autore per grandi e piccini è Celina, una bambola che prende vita e racconta la sua nottata infernale trascorsa sulla spiaggia: sola e in preda al terrore deve fronteggiare una serie di pericoli prima di poter riabbracciare la sua mamma-bambina. Come in ogni fiaba che si rispetti, il sottotesto della storia va a stuzzicare un incubo infantile, in questo caso l’abbandono, e tutto il conseguente canovaccio: la gelosia per il nuovo arrivato (che sia un fratello o un cucciolo), il dubbio di essere diventati invisibili, prove di resistenza alla solitudine e una grande paura di venire dimenticati prima di fare ritorno a casa.