Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

[ dritto al cuore ]

Testata: OltreilTempoeloSpazio
Data: 30 giugno 2013

Ogni montagna ha il suo carattere. Non è la roccia nuda, quella acuminata o muschiosa a rendere algida e fredda una montagna. Non è nemmeno l’estensione di un ghiacciaio o l’antropizzazione di un tratto troppo esteso. È la disposizione delle pareti, l’angolazione dei pendii, la predisposizione a farsi attraversare, raggiungere, penetrare. È un essere in divenire, muta come mutano le stagioni degli umani. Fiorisce e perde linfa, si ammala e rattrappisce. Spacca e crea voragini rendendo irraggiungibili porzioni di spazio. È in parte ancora violata, a tratti sfregiata, corrotta e contaminata. Espugnata, rivendicata e vergine. A volte non ha nemmeno un nome.
ci sono punti su cui nessuno ha mai appoggiato il piede, latri dove nemmeno lo sguardo è arrivato a scrutare. Angoli, anfratti, voragini.

Elisabetta Bucciarelli, Dritto al cuore – Edizioni E/O

_______

Un noir. Un noir poetico. Un noir poetico tutto al femminile.
Parrà strano ad alcuni leggere noir poetico, nei noir di solito la poesia non è contemplata, ma in questo libro di Elisabetta Bucciarelli si respira tanta poesia.
Un noir al femminile perché protagoniste sono tutte donne.

Maria Dolores Vergani, ispettrice di polizia in aspettativa dopo le vicissitudini narrate nel precedente libro.

Ariel, con le sue fragilità di adolescente alla ricerca della verità su se stessa e la sua mamma ed il suo rapporto con Zefiro, nonno protettivo a modo suo, che vorrebbe cancellare dalla sua vita aspetti dolorosi, anche negando,  quando invece la piccola Ariel è molto più forte di quel che lui pensi. E vorrebbe fargli capire che dentro la semplicità delle cose è nascosta la vera felicità…in fondo lei ama la semplicità e nel contatto con la Terra, con le sue radici trova una sua dimensione.

La casa e la faccia-bambina che la abita che tutto vede e sa. Come una sorta di coscienza  atavica a cui attingere per dar forma ai nostri dubbi e alle nostre paure ancestrali, perché, in fondo noi, “Abitiamo i luoghi che abbiamo dentro”.

La montagna – la splendida cornice della Valle d’Aosta – e i suoi sentieri  tortuosi che ti permettono di conoscere, attraverso la fatica, un mondo pieno di bellezza e di pace…una pace difficile da contenere e mantenere….chè quando pensi di aver conquistato qualcosa ecco che un nuovo ordine di cose spariglia tutto e si ricomincia a salire o a scendere.

E l’indagine sul delitto di una donna decapitata, trovata nel bosco dove i protagonisti vivono e che riporta al femminicidio, di cui tanto si parla. Il femminicidio è una piaga che fa male. La violenza sulle donne da parte di chi dice di amare quelle stesse  donne che poi uccide è qualcosa di inaccettabile e credo che la società tutta debba seriamente riflettere sull’educazione emotivo affettiva di maschi e femmine. Perché accanto a maschi “violenti” ci sono femmine che accettano la violenza, nel senso che non sanno distinguere un gesto d’affetto da un gesto che affettuoso non è. Leggi più severe certo, ma penso che non possano bastare se non si passa, appunto, anche attraverso una (ri)educazione emozionale.

Un bellissimo libro, teso a sottolineare e far riflettere su quanto la natura femminile abbia ancora da percorrere per conquistare una sua autonomia consapevole…ma anche vuole farci sentire quanto sia importante tornare a riappropriarci del contatto con la Terra e della parte ancestrale nascosta dentro di noi, quella fatta di semplicità e rispetto verso tutto ciò che ci circonda, sia esso animale o vegetale. Un libro dove si sente la cura della parola ed ogni frase è un fine ricamo. Un libro scritto con amore, sì lasciatemelo dire; una storia molto intensa e profonda, piena di segni e simboli su cui riflettere e far tesoro.