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Camus nel narghilè

Autore: Barbara Caputo
Testata: Satisfiction
Data: 28 giugno 2013

E’ un romanzo sul confronto con la figura dei padri, intellettuali e reali, e delle madri, immaginarie, reali o simboliche, vale a dire la patria Algeria, questo Camus nel Narghilé  di Hamid Grine, cinquantenne scrittore di Biskra al suo sesto romanzo (pp. 192, 17,50 euro), trad. di Alberto Bracci Testasecca).
Nabil, insegnante di letteratura francese coetaneo del suo autore, sposato e con una solida
famiglia – la moglie, Warda, conosciuta ai tempi dell’università, vive all’inizio del romanzo la morte del padre, ricco uomo d’affari da lui detestato per il comportamento a dir poco tirannico nei confronti della madre. Erede della sua ricchezza, si trova durante il periodo del pianto del morto ad affrontare la cupidigia dei parenti oltre che le loro maldicenze.
E durante queste giornate una rivelazione lo scombussolerà, quella dello zio Messaoud, fratello del padre in tono minore, una sorta di caricatura in veste da impenitente donnaiolo.
Messaoud rivela a Nabil di essere figlio non dei suoi presunti genitori ma dello scrittore Albert Camus e di una bella e fugace algerina appartenente all’alta borghesia. Benché scettico nei confronti della rivelazione del “segreto”, Nabil inizia ad andare in cerca di informazioni e dettagli che gli possano eventualmente dire se i suoi occhi verdi siano proprio gli stessi dello scrittore francese che tanto amò l’Algeria. Nel raccogliere testimonianze contrastanti a favore o contro una sua presunta somiglianza con Camus e la sua amante algerina, che pare sia veramente esistita nel suo parterre di favorite, Nabil scandaglia il suo rapporto con un padreintellettuale, ma anche il suo rapporto con l’Algeria, in una prospettiva di eredità post-coloniale della sua opera e della sua vita. Quale peso e quale ruolo può avere Camus nell’Algeria di oggi, con il suo impegno per essa e le denunce delle situazioni di ingiustizia? La risposta appartiene al regno delle disillusioni. Camus ha sì denunciato le ingiustizie del dominio coloniale, ma ciononostante non è mai arrivato a rigettare veramente quel sistema.

Il periodo di investigazione sul suo presunto padre corrisponde per Nabil a una sorta di fuoriuscita dalla realtà quotidiana, nel corso della quale subisce il corteggiamento di una affascinante  collega ebrea e colta, che lo condurrà a Tipasa e poi dal nonno ancora sulle tracce dello scrittore. Ma presto vi sarà un ritorno alla realtà. Nel rendere visita ad Hagg Bazooka, veterano della guerra d’indipendenza, Nabil ha la rivelazione di un padre mai conosciuto, patriota inflessibile e di sangue freddo, che lo ha amato in modo nascosto e sereno. Tale momento sancirà l’oltrepassamento della linea d’ombra, e l’accettazione non solo della figura del padre fino ad allora respinto, ma anche della patria e del suo sistema per quel che è, fino ad accettare un ruolo di potere offertogli da Hagg Bazooka. Si tratterà di una matura uscita dal mondo delle illusioni, rappresentato dal breve idillio a Tipasa in compagnia della bella Sarah, sul quale ha severamente vegliato lo stesso Hagg Bazooka, e dal rametto di assenzio che lei gli ha regalato, droghe che lo separavano ancora per un lembo da una realtà, che è frutto di incrocio tra la vita precedente e quella a cui va incontro con accresciuta consapevolezza.